La scala della ricchezza, il nuovo libro di finanza personale di Nick Maggiulli
Iniziamo a fare le recensioni dei libri(ni) e metterle sul blog. Ci sono un po' di step e cose da fare. Ad esempio: parlare dei libri di finanza personale e di questa perversione doppia (l'altra sono i libri di economia); c'è da riprendere il libro prima del buon Nick; c'è da vedere di cosa parla questo nuovo e poi da vedere se il libro scritto da un americano per gli americani – spoiler: il blog con cui Nick è diventato famoso si chiama ofdollarsanddata, esisterà un mondo oltre la FED e una bandiera oltre alle stelle e le strisce? – può far comodo dall'altra parte dell'Atlantico. In breve: sì, ma soprattutto non per i motivi e per quello che vorrebbe Nick (che non è un limite del suo libro, anzi). Se avete fretta, cercate la sezione Recap. E poi andate avanti per i puntigli/pignolazzi.
Economia e finanza personale: ce tocca
Provo a mettere ordine e cercare di capire quando e perché economia e finanza personale sono finiti all'interno della pila delle cose che leggo o che vorrei leggere. Di sicuro c'entra la pensione e un evento di roba digitale a Milano. C'era un sacco di sicurezza perché ai tempi doveva esserci Di Maio che era ministro. Comunque... Scenario: Relatrice under 35 che si occupa di pensioni dice qualcosa tipo “mi chiedono perché a X anni mi preoccupi della mia pensione. Io rispondo che proprio perché ho X anni devo farlo.”
Lì ho capito che “il fatto che non vedrò mai la pensione” – che una decina d'anni fa davo per buono e incontrovertibile – non voleva dire che non dovevo preoccuparmene. C'è stato quindi una sorta di passaggio da “non vedrò mai la pensione, non preoccupiamocene” a “non vedrò mai la pensione, quindi cerchiamo di capire cosa fare”. Grazie relatrice con un job title molto bello che non ricordo.
A questo, più o meno in contemporanea, si era aggiunto una sorta di “non mi piace per niente come funzionano le cose e le regole del gioco attuali, però non sono sicuro che disinteressandomene del tutto non mi complichi la vita”.
Forse uno dei primi ragionamenti è stato il lo stipendio resta piatto, l'inflazione no. In termini reali – adeguati all'inflazione – perderai potere d'acquisto. Abbiamo già visto prima che sulla pensione non possiamo farci affidamento. Vediamo di avere un minimo di contezza di quello che succede lì fuori a livello economico. Deve per forza finire così? (Ora metterei un grafico di come varia negli anni un capitale a caso con diverso tasso di inflazione media. Ai tempi era solo un fastidio, qualcosa che volevo capire).
Adesso che mi rimetto a scrivere queste cose la patria di Nick offre un modo migliore per spiegare la situazione di disagio e di “ok, capiamo e mettiamoci in gioco”. Se il genero del presidente può fare insider trading in modo legalizzato (o quando meno, senza patirne le conseguenze) e fare +30% (numero a caso, comunque grosso – online si trova un tracker del portfolio della Casa Bianca) posso provare anch'io a fare qualcosa, evitare l'insider trading, e finire in positivo.
Probabilmente la prima incarnazione di questo pensiero è stata una cosa del tipo “non mi piace il modello, ma tocca sporcarsi le mani con gli investimenti”. La prima versione – in astratto – era una cosa del tipo “se 'sta roba sale del 7,5% annuo, cerchiamo di portarci a casa almeno la metà”. Dove 'sta roba era l'indice azionario preferito di Nick, lo Standard's and Poor 500 e gli anni quelli del rimbalzo post covid (2021). Sempre nel 2021 la mia motivazione principale per mettere dei soldi su un ETF con azioni europee era tutti i soldi del recovery fund che se ne vanno dalla mia pensione almeno mi renderanno qualcosa. C'è poca scelta sul pagarli o meno. Però posso scegliere se intercettare qualcosa di quello che dovrebbe venirne fuori.
Consulenti finanziari che leggere queste cose, non mettetevi le mani nei capelli. Ho già detto che, nel Mulino che vorrei, non ci sarebbe bisogno di sporcarsi le mani con queste cose. Mi tocca e mi disegnano come uno che deve fare queste cose. Fosse per me farei a meo. Però non credo di poterlo evitare.
Alla fine sto imparando cose. E molte aiutano a capire un po' meglio una valanga di altre cose che non mi piacciono del gioco e delle sue regole (sia quelle del 2020-21 che quelle di ora). (E poi ho scoperto, letto e fatto delle cose di cui sono parecchio contento a causa di questo “tocca sporcarsi le mani con la propria gestione finanziaria”, però qui c'è da parlare di Nick. Quindi next time.)
Nick Maggiulli, ofdollarsanddata e Just Keep Buying
Nick Maggiulli si occupa di finanza personale. Da quello che capisco e si scopre nel libro, lo fa per lavoro. Se curiosate su GitHub c'è il codice (in R e forse a volte in Python, o forse è solo uno scriptino per la build) delle sue analisi dati. Ha iniziato nel 2017 a scrivere un articolo a settimana su ofdollarsanddata.com come “qualcosa di extra” rispetto al lavoro in uno studio legale. Dal 2020 – da capo il COVID che fa cose – è diventato il suo lavoro e il ponte per passare dallo studio legale a lavorare in finanza. Prima di questo libro ne ha scritto un altro, *Just Keep Buyingé che è sia una sorta di premessa de La scala della ricchezza sia un focus più dettagliato di uno dei livelli di ricchezza di questo libro (solo che, ai tempi, la scala non era stata concettualizzata).
Non so bene come ho incrociato il lavoro di Nick la prima volta. Credo sulla newsletter di the brew markets. Strano come a volte queste cose non si riesce più a ricostruirle.
Potete leggere il blog via RSS. Potete farvi un'idea di cosa c'è dentro scorrendo i post di fine anno in cui Nick fa la classica classifica “il meglio dell'anno X”. Gli argomenti sono la finanza personale e le analisi economiche. Non sono niente male. Direi che qui posso linkare quello del 2025 che ha i link a tutti gli anni precedenti.
Non so bene se c'è una classifica degli “influencer” di finanza personale. Anzi, visto che fare il consulente è il lavoro di NM, forse dovrei dire “divulgatori”. Direi che ci siamo capiti. Passiamo a casa nostra. Nick Maggiulli è “the Bull famous”: Riccardo Spada l'ha intervistato nel suo podcast – the Bull – un po' di tempo fa (ep. 221), soprattutto sul primo libro Just Keep Buying (anche se ai tempi mi sa che era già uscito La scala della ricchezza ma non era stato tradotto. Il libro è uscito da pochino.).
Il primo libro assumeva che una persona volesse mettere da parte dei soldi, investire e cercare di migliorare il proprio tenore di vita. Insomma: di fare più soldi (e vivere meglio). Come fare? Continuando a comprare, come dice il titolo. Continua a compare, ribilancia, porta pazienza.
Nel farlo, c'erano un sacco di cose pratiche “alla Maggiulli”. Prendi una qualche tesi o consiglio e prova a vagliarlo coi dati. E poi magari espandi il campo con un po' di psicologia. Ad esempio, in quel libro Nick ci dice che “da giovani / all'inizio della carriera” la frugalità paga poco. Meglio concentrarsi sull'aumento del proprio reddito che tagliare su 7 dollari di caffe da Starbucks. Quindi la frugalità non paga. O, se anche paga, paga meno di quanto si possa immaginare. (Esatto, questa cosa che per NM è normale spendere 10 dollari al giorno per colazione o forse tre volte tanto per pranzo mentre lavori è una cosa che ci può far pensare ma dove vive?. O anche ma come vive?. Poi quando si parla dei dati sull'aumento del reddito e degli stipendi oltre oceano vs. circondati per il 90% dei confini dal mediterraneo puoi iniziare a trovare risposte). C'è la spiegazione del perché un mutuo è un investimento a leva, che potete usare per far accapponare la pelle ai parenti che vi dicono che investire in X è rischioso (“nonno, hai comprato casa a leva!”).
Ci sono anche un po' di euristiche. Mi ricordo quella su come “farsi dei regali” senza sensi di colpa. Vuoi spendere X per una miniatura di un anime stampata in 3d col sudore dell'attore del live action sopra però titubi perché forse sai che è una cazzata? Amen, se ti rende felice e vuoi davvero buttare una frazione considerevole del tuo stipendio in quella roba, fallo. A patto di investire due volte tanto. Questo trick psicologico dovrebbe evitare il rimorso o, comunque, bloccare le decisioni super impulsive. O anche, quanti soldi devo mettere da parte per pagarmi le spese mensili di un anno? La risposta è “spese mensili x 100 x 12 / rendimento dei soldi messi da parte”. O euristiche su come e quando vendere.
Ci sono poi dati su come evolve la spesa al progredire dell'età (sempre di quella gente che vive nel paese più ricco del mondo) o su come spendere le promozioni (già detto che, da capo, è quello è anche un paese in cui gli stipendi crescono – non solo il costo delle case). Un'altra cosa che mi aveva colpito è che lo 0,01% del proprio capitale è la cifra che ci consente di fare acquisti impulsi senza pensare. Avere 10 mila soldi sul conto? Potete spendere tranquillamente 1 euro senza pensarci troppo. Arraffate le goleador. Fatevi un aperitivo e mezzo se avere 100mila soldi. Etc.
Questo è il concetto principale del nuovo libro, La scala della Ricchezza.
La scala della ricchezza (finalmente)
L'idea principale del libro è quella di costruire una scala della ricchezza. I dati di NM sono quelli americani. Nella traduzione italiana si passa da dollari ad euro, tranne quando l'analisi dei dati di Nick è su un caso specifico statunitense (ad esempio il college).
L'idea è quella di offrire un framework. Non sono i numeri precisi ad essere esatti o utili. L'utilità è nel concetto di scala di ricchezza e in come usarlo per capire come “vivere su quel gradino” e come guardare quelli limitrofi. Così si possono concettualizzare diversi livelli. Per ogni livello ci si può fare un'idea di com'è vivere a quel livello, come spendere, che qualità della vita aspettarsi. E anche come investire – se possiamo permettercelo – e come fare per accumulare ricchezza per “salire la scala” (c'è sempre questo elemento da Rocky, sappiatelo). Cosa può aiutarci a salire? Cosa potrebbe succedere che ci tira indietro?
Questa è la potenza del libro. Nick dice nell'introduzione che è una di quelle cose che quando la vedi poi non puoi smettere di vederla “you cannot unseen it”. E, visto il lavoro di Nick, si sono abbastanza dai e informazioni anche per i livello spaventosi di ricchezza. Livelli di cui può non importarvene niente o magari pensate che i rappresentati – almeno quelli famosi – siano tutte delle persone orribili (spesso uomini. Anzi, tutti quelli che mi vengono in mente.) Però direi che questo è un +1 al libro. C'è un sacco di roba, anche più di quella che potrebbe interessarvi.
Ok, senza molta immaginazione i livelli sono fasce che hanno sempre uno zero in più al livello successivo. E, per comodità dei numeri, si parte con un uno e si usa 1 seguito da zeri per i livelli. Quindi i livelli sono:
- fino a 10 mila (10.000; 10^4);
- da 10mila a 100mila (100.000; 10^5);
- da 100mila a 1 milione (1.000.000, 10^6);
- da 1 milione a 10 milioni (10.000.000, 10^7);
- da 10 milioni a 100 milioni (100.000.000, 10^8);
- sopra i 100 milioni (100.000.000, 10^8).
Sì, scrvere tutti questi zeri e contarli è una faticaccia – grazie esponenti. E, da capo sì, sono 6 e non 10. Ma solo perché Nick ancora non è il consulente di uno dei miliardari orribili :)
Scherzi a parte, per ogni livello Nick tira fuori quanto vale lo 0,01% del capitale e, in base al valore che viene fuori, estrae la banda di spesa “senza pensieri”. Presa questa cifra tira fuori una “soglia di libertà di spesa” per avere una frase da appiccicare a quel concetto. RIcordandoci che 0,01 è 10^-4 abbiamo:
- fino a 1;
- da 1 a 10;
- da 10 a 100;
- da 100 a 1000;
- da 1000, a 10000;
- sopra 10000.
I livello sono questi:
- ehm, qui di libertà non ce ne sono moltissime – l'obiettivo è arrivare a fine mese;
- libertà del supermercato: uova a 7dollari? ok;
- libertà dal ristorante: puoi prendere quello che vuoi sul menù senza doverti fare i conti in tasca;
- libertà di viaggiare;
- libertà di abitare dove vuoi;
- libertà di lasciare il segno.
Da capo, sono tutti aiuti per fissare i concetti, non cose del tipo “ma io vado a fare la spesa qui e voglio solo questo. Sono a questo livello, è sbagliato”. Perché lo 0,01%? Nick fa due conti. Se tutta la vostra ricchezza cresce dello 0,01% al giorno, annualizzando vuol dire che vi portare a casa il 3,7%. Questo è un rendimento prudente (Nick lo vuole oltre l'inflazione, che forse è un po' meno prudente. Ma è americano e ottimista). Quindi in pratica spendete pure ogni giorno quella cifra senza pensare, il vostro patrimonio non scenderà. (Aggiungo: però sulle spese per il resto, pensateci!).
Ammesso che fin qui funzioni, c'è da capire cosa diavolo rappresenta il numero. Qui è dove le cose si complicano all'interno del libro nel suo sviluppo.
In teoria è facile. Ovviamente is parla di ricchezza, lo dice il titolo. Ma che diavolo è? Per Nick la ricchezza è il patrimonio, non il reddito. Anche perché auguri a prendere sopra i 10 milioni di stipendio l'anno.
Bene, cos'è il reddito? Più o meno quello che avete sul conto (sui conti), più la casa meno passività varie (mutui e altro). Nick sa che c'è un problemino. Finché avete soldi sul conto o investimenti liquidabili è tutto facile. Quando però c'è una casa di mezzo non è così facile contarla nel patrimonio per intero. Se casa vale mezzo milione ma non avete alternative rispetto a dove stare e sul conto avete 100 mila è diverso rispetto a qualcuno che ha investito mezzo milione e abita in una casa da centomila (e, come voi, non ha alternative per l'altra casa). Da capo, non siamo qui a fare i puntigliosi – penso che in America poi sbarazzarsi di una casa sia molto più rapido che qui. Almeno per l'America di cui sembra parlare Nick.
Comunque, questa differenza serve a Nick per qualche punto che c'era già nel libro prima. Se guadagni tanto e spendi quasi tutto basando il tuo stile di vita su quanto arriva da fare il tuo lavoro super pagato ora – che però potresti non fare più in futuro – e ti perdi per strada di mettere cose da parte... ecco, potrebbero esserci dei problemi. L'esempio di Nick sono gli sportivi (credo in NBA, ma pare che anche con hockey e baseball si guadagni bene). Nel portare le cose da noi c'è almeno uno stereotipo di milanese imbruttito che corrisponde all'esempio (quello che non ha i nonni con una casa in zona Garibaldi, Nolo, il prossimo posto gentrificato).
Quindi abbiamo questo concetto e possiamo capire dove siamo. E possiamo vedere come andare avanti e avere qualche suggerimento. Se avete altri libri di finanza personale che fanno questa cosa, ditemelo.
Livello per livello ci sono delle indicazioni. Tipo quanto devono darvi di aumento al livello 2 per cambiare lavoro. Quando concentrarsi sull'apprendimento e quando sulla carriera o il cambio di carriera. Quando aprire un'attività o comprarne una. Cose del genere. Da capo: sembra davvero che servisse Nick per fare un libro di finanza personale che oltre a dire “dipende”, fornisse una mappa con diversi criteri da usare per capire “in che modo dipende se sono in questa casella?”, “in che modo dipende se sono in quest'altra?”. E, soprattutto, come diavolo tracciamo la mappa e le caselle? Gli altri libri che di dicono come diversificare, se lo dicono, prendono l'età. Qualcuno dice qualcosa sugli obiettivi. Però sulle condizioni di partenza c'è pochino.
I tempi (e i livelli fuori scala)
L'altra cosa bella è che Nick prende i dati per dirci più o meno quanto ci vuole a passare da un gradino all'altro. Per farlo ci sono un po' di dati sulle famiglie americane – qui arrivano i dati sulle famiglie – che vengono seguite per un po' di tempo (sui 10 anni) e poi si vede dove finiscono. Spoiler: a parte i primi due livelli, ci sta che rimaniate dove siete. C'è poi uno studio su 20 anni, e lì forse le cose vanno meglio. Però, ecco, difficile pensare di fare al volo tutta la scala. (Questi studi sulle famiglie hanno un problema tipo gli ETF di future e obbligazioni a scadenza, alcuni ruotano le famiglie dopo tot.)
La cosa più interessante è invece capire l'età mediana di chi sta nelle varie fasce. Viene fuori che – per l'America (cioè per il mondo, visto che i campioni di milionarietà e gli ossessionati dai soldi sono (erano? ora la guerra pare tirare di più) sono loro – gli abitanti del livello 4 e soprattutto il 5 e il 6hanno attorno ai 60+ anni per quanto riguarda il 50esimo percentile. Quindi pensate al nonnino di Up in versione Warren Buffet e non a Zuckerberg 2010 (che era 15 anni fa). Nick fa qualcosina per dirci che, anche se la stampa (americana) si focalizza sul 20enne che si trova con 10^7 o 8 o 9 zeri di azienda, le cose vanno diversamente. Poi, boh, magari ci sarebbe da vedere quanto i tech bros sono ossessionati dal sembrare giovani o farsi ricordare come tali. Siamo ben oltre il livello foto-di-Guccini-sui-manifesti-dei-concerti. Senza contare che Guccini-manifesto sembra comunque drammaticamente più vecchio di Larry Ellison.
Comunque, sì, per quanto nel libro ci siano citazioni sul denaro di rapper vari, Nick ci invita a prenderci il nostro tempo e a get rich ma evitare di lasciarci le penne durante il percorso. (Ci sono un altro paio di momenti da Nick vs. il capitalismo e le storie meritocratiche, ad esempio quando parla delle opportunità riprendendo il post sul tiro al bersaglio e il luna park).
In generale, questo succede soprattutto descrivendo il livello 1 perché una delle caratteristiche del livello 1 è, cercate di uscirne il prima possibile, speriamo per voi che ci sia una famiglia o una qualche rete che vi supporta. A parte questo, il tono che prevale è comunque quello in cui il lavoro costituisce buona parte della vostra identità. Questo viene fuori sia parlando dei primi livelli e di come uscirne trovando un po' di stabilità, sia quando di parla di livello 4 o superiore con gente che ha almeno un milione, smette di lavorare e... non sa più cosa fare. Il lavoro di Nick dev'essere strano. Me lo immagino che prova a dire a dei 45+ enni o dei 50 o 60enni che si pompano per avere più soldi, mostrarsi macho e fare kitesurf che c'è altro oltre al lavoro. E questi ricconi dicono “perso” come Bruce Willis nella pubblicità dei telefonini, gesticolando come il meme di John Travolta. (Dovrei ricontrollare, però mi sa che le persone di cui parla Nick sono quasi sempre uomini. Anche i clienti o gli amici a cui cambia nome. Anche tra gli esempi dei vari livelli.)
Che altro c'è nel libro? Beh, nei capitoli sul livello 5 e 6 – e pure 4 – c'è una parte in stile “anche i ricchi piangono”. C'è da faticare – ma Nick ci ha detto che pure il livello 1 è quello del fatti il culo più che puoi a 20anni, anche se ti sottopagano – e quindi daje con la cit. dell'uomo con la giacca di pelle Jensen Huang che dice che se fosse stato sano di mente non si sarebbe messo a far crescere Nvidia. Nick non dice “hey, Jens, sai che puoi incassare tutto e dimetterti e puntare alla tua mindfulness e al tuo well-being?”. Però una parte di me vuole pensare che Nick, nel suo piccolo, a volte ci pensi.
Poi, ecco, perché si fa una vita di merda e si è tristi anche con tanti soldi? Perché via via che sali coi soldi vuoi competere, tendi ad isolarti tra ricchi e la cosa di cui parli al club... sono i soldi. E qualcuno ha più soldi di te. E ti girano. Vi ricordate la storia del Cage match tra Zuckerberg e Musk? Una cosa del genere, solo in una competizione coi soldi.
Pensate quello che volete delle persone in questa situazione. Nick ci fa osservare che siamo nella parte di destra della gaussiana. Quindi “un po' più ricco” possono essere abbastanza soldi da farti girare le scatole. Tornando a parlare di vecchietti con taaaaaanti soldi, Nick cita un'intervista con Charlie Munger (in pratica il Palpatine di Warren Buffet, o forse il suo Woz?) dove si vede proprio che, da vecchio, continuava a rodergli di non aver fatto più soldi. Ok. Altra cosa buffa: da topo livello 4 e poi nel 5 e nel 6 Nick dice di stare attenti ai propri soldi. Serve un team di avvocati e tante assicurazioni perché cercheranno sempre di farti causa. In una strana visione del sistema giuridico USA viene fuori che entrambe le parti sanno che le spese legali costano un sacco, quindi tanto vale accordarsi coi porazzi che vengono a farti causa per niente che continuare a pagare il team di esperti. (Su questa parte non ci sono dati. Non c'è nemmeno un commento sul fatto che la parte paga a sua volta le spese... però magari non ha commesso il torto? E c'è ancora meno sulle liti temerarie o su Thiel e Hulk Hogan e le cause che hanno intentato loro. Boh, 'sta parte è abbastanza strana.) Comunque, visto che i ricchi sono paranoici per fare più soldi (il conto in banca del vicino ha sempre più 0) e che devono schivare le liti, c'è un'altra dinamica che si apre: quella in cui le relazioni di chi crede di avercela fatta sono a rischio perché ci sarà un codazzo di questuanti che vogliono i soldi. Quindi dal livello 4 (ma soprattutto 5 e 6) si diventa soli e ci si chiude in se stessi, perché si diventa Gollum e c'è da difendere il tesoro. La cosa strana è che, a questo punto, uno si aspetterebbe il neo livello 5 che si ripiega sulla famiglia o sulle cose-che-contano-davvero-TM. Però no. Il divorzio è un rischio per la ricchezza. La soluzione e gli amici sono altri ricchi che trovi nel club esclusivo. Che non ti faranno sentire solo, ma ti metteranno ansia da prestazione.
Strano, eh?
Al di là del resoconto comico, mi sa che è un piccolo pro del libro. C'è questa parte. Sembra ridicola – nel libro ci sta che lo sia un po' meno – ma c'è. E se lo scopo del libro è fornire un quadro e presentare a stereotipi come si può stare, vivere e spendere nei vari gradini, ben venga.
A dirla tutta, c'è anche un capitolo sui soldi che fanno più o meno la felicità e su cos'altro c'è che può fare valore oltre ai soldi (coltivare mente, spirito, relazioni, etc). Anche qui succedono cose buffe: ad esempio che ci sono studi che provano a quantificare queste cose “che il denaro non può comprare” in... denaro, ovviamente. (Lì è tutto multiplo di 4: 40K gli amici, addirittura 400K il matrimonio, se non ti porta al divorzio o ti sei indebitato per la cerimonia).
Il libro si conclude poi con un resoconto di Nick e i suoi step sui gradini. Sta al livello 4 ed è partito da una famiglia che stava tra 1 e 2. Ringrazia di aver beccato il momento in cui c'erano borse di studio che coprivano tasse e alloggio a Stanford.
Recap
Al netto di queste cose, ci sno un percorso e una traiettoria. Che non c'erano negli altri libri. Il capitolo 10 su quanto ci vuole per salire è un ottimo caso di studio per fare analisi dei dati. E arriva gratis in un libro di finanza personale. Forse è troppo tutto insieme, poteva essere più lungo o dettaglia. Poteva essere meno approssimativo su alcune cose. Poteva essere meno sbrigativo sul citare le cose. Poteva. Ma siamo a 4000+ parole e, nonostante il detour iniziale sulla finanza personale, qualcosa vorrà pur dire.
Praticamente funziona così: 1. ti dico quali sono i 6 livelli della scala della ricchezza (aka: i gradini) 2. ti racconto come spendere per ogni gradino della scala (regola dello 0,01%) 3. ti dico come guadagna e investire per ogni gradino della scala (questione di reddito, investimenti, diverse leve da usare (forza lavoro, capitale, contenuti, coding)) 4. ti mostro come salire da ogni livello al successivo; 5. ti mostro un po' di dati su quanti anni hanno le persone ai vari livelli, usandoli per ricostruire – più o meno – quanto ci vuole a salire (ammesso che si riesca). Nel mostrarlo, non ti metto fretta e combatto il mito del milionario giovane; 6. ti faccio presente – da capo – che non è una gara, e che ci sta non continuare a massimizzare i soldi non è tutto. Da ottimo consulente è tempo per il “ognuno è fatto a modo suo e ha obiettivi diversi”; 7. ti racconto che mi è successo a me mentre cercavo di andare a spasso per i gradini e a che punto sono.
Non sarà Nick Maggiulli a scuotere il post-capitalismo. Nè a farvi venire qualche dubbio in proposito. Però in tutta onestà non ha mai provato a farlo. (Da quello che ho letto e sentito sembra più dubbioso di Spada “sul sistema”. La verità è che non ho capito quanto sia una posa di The Bull quella di giurare su Fama-French e quanto sia una cosa che viene programmata nei piani di studio.)
Serve a noi?
Riflettere se il libro può servirci in qualche modo nel “bel paese” e fare i paragoni “nel mondo di Nick” e “nel nostro mondo” è forse la parte migliore del libro. Non è scritta, è il lavoro che tocca a noi per leggere. E forse è quello che vale più la pena. Più lo facciamo, più il libro apparirà scialbo o incompleto. E più però saremo contenti che sia così.
C'è da dire che Mr. Maggiulli non ci prova minimamente a dire che le storie che racconta sono facilmente esportabili. Il framework della scala sì, le considerazioni e altro su “come stare” no. Lui racconta il suo lavoro, le sue analisi sui dati che sono basate su dove vive e lavora. A dirla tutta, nell'introduzione, c'è il dato sulla divisione della popolazione mondiale per diversi gradini oltre a quella USA. E infatti è una delle poche volte che “il resto del mondo” entra nel libro. Alla fine c'è la Banca Mondiale. Però, ecco, l'impressione è sempre che quelle cose lì siano la serie B della FED. Un po' come il sistema metrico decimale o qualsiasi altra cosa voglia dirsi democrazia.
Forse si poteva chiedere di scrivere una prefazione puntando sull'italo-americanità di Nick (che torna buona nell'intervista con Spada). Ci fosse stata, qualcosa sulla crescita dei salari probabilmente Nick l'avrebbe scritta. E mi spiace non averla potuta leggere. Però non credo dipenda da lui. Magari se Hoepli farà un'edizione trilogia col prossimo libro, allora avremo la nostra prefazione.
Già, 'sta cosa degli stipendi e del range del reddito è una cosa notevole. Forse la più grande. A leggere il libro si scopre che il ventaglio di uno stipendio – pubblico, privato, whatever – può essere molto più ampio di quanto uno pensi. E forse è uno spunto per pensare su una casa diversa, più in grande, essere ambiziosi, quello che volete. Però 'sta cosa che lì sembra che gli stipendi cresceranno sempre è difficile da riconciliare con come vanno le cose qui, a meno di fare job hopping, salta uno dei principali assunti di Nick. (Poi, ecco, ci sarebbe da fare un ofeurosand.al e guardare i dati per i vari paesi europei, ma questo è un altro progetto)
C'è tutto un discorso sull'istruzione e sul suo costo di cui non ho parlato troppo che, boh. Concettualmente credo che possa servire. Però come impatto non saprei. Di sicuro sul diritto allo studio non siamo messi benissimo, però non credo ci siano state spalma debiti per il debito studentesco in Italia (Nick dirà che lì non ne hanno avute sull'NBA, l'hockey o qualcosa che abbia lo stesso ruolo del calcio in Italia quando hanno fatto la spalma debiti). Forse il meglio che possiamo chiederci è se 50K per studiare alla presunta LSE denoattri possa valere la pena. Forse per la maggior parte degli iscritti è una cifra coperta dalla famiglia ed è lo 0,1% del patrimonio? E forse, come sembra dire Nick quando parla della sua esperienza a Stanford, più che il pezzo di carta o le cose che ha imparato, la cosa che sembra sia stata più importante sono le relazioni e le persone conosciute. E nelle scuole private in Italia si compra questo. E, visti gli stipendi fermi, il ruolo del chi conosci per fare strada, etc. etc. etc... forse non è così un pessimo investimento.
Problemini, osservazioni, puntigli, edizione e traduzione al volo
Bella la scala della ricchezza ma... è personale o familiare? E quando si ragiona su quali sono i redditi che supportano i vari gradini... sono netti o lordi? è tutto adeguato per l'inflazione? Forse controllando le fonti e i dati si capirebbe. Però mi sembra che ci si potesse sforzare di più per farlo emergere.
A dirla tutta temo che la parte sulle famiglie sia l'unico dato possibile per cercare di capire quanta popolazione sta in una fascia e come parte... però abbiamo i dati sui milionari o le varie fasce che sono individuali.
A proposito di inflazione: sicuri sicuri che tutti i conti adeguati all'inflazione che Nick fa in dollari finiscano nello stesso spettro dei calcoli analoghi fatti in euro? Per tutto quello prima del 2000 – semplifichiamoci la vita – ci mancano dei dati. Anche dopo il 2000, sicuri che l'inflazione funzioni nello stesso modo in tutta Europa? Comunque, da capo, il framework resta valido. Non potete comunque smettere di vederlo.
Al volo, nella parte sui super ricchi... Piketty non pervenuto? Forse i ricchi di TP non sono abbastanza ricchi per NM. Però comunque si potevano tirar fuori dati e cose da poter usare per dire come si sta a quei livelli e come si evolve l'1%. Strano che Nick che si è letto 100 e passa libri di finanza personale non trovi modo di infilarlo.
Come già detto, Nick menziona alcuni dei suoi articoli – nulla in contrario – ma non ci dice mai che parte del suo codice usato per fare le analisi è disponibile su github. There I fix it, Nick :)
L'edizione italiana ha un typo che non riesco a ritrovare e uno che invece è qui, a pagina 105. “risparmiate 300.00 euro l'anno? Ci vorranno comunque 17 anni!” (yes, siamo al livello 4 e stiamo cercando di capire come passare al 5. Quindi anche risparmiando 300mila e facendo lavorare l'interesse composto serve tempo. E, ancora, yes, l'ho detto che contare gli zeri è un macello!) C'è poi l'“American Dream” che non viene tradotto. Mi sembra strano (una cosa che farebbe l'IA?). Però poi c'è “l'allora infinito” (il never-ending then) che invece mi è piaciuto molto.
E ancora. Nel risvolto ci copertina c'è una foto di Nick. Che ci sta. E c'è una foto dell'autore. Ci sono i photo credits. Che è un bene, eh, finalmente buttiamoli fuori 'sti credits. Però poi guardate la foto. E crolla un po' tutto. (Per ora il mio campione di “che ne pensi di 'sta foto” non fa statistica. Però il giudizio è unanime – per ora – nel dire che non viene fatto un bel servizio al povero NM.)
Ok. Per ora finisce qui. Però ci sta che mi tornino in mente altre cose. Perché è un framework. E perché ci sono tante cose da fare per girare tutto nella valuta che si usa da queste parti.
#finanzapersonale #NickMaggiulli #libri
Ci si vede nel Fediverso?
In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.