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Libri, fediverso, musica, coding, finanza personale. E poi si vede.

Che strano vedere Lain a distanza di parecchio tempo. Da un lato, c'è da rivalutare e rivedere un bel po' di cose sugli anime dei tempo che furono. Prima di fare un'operazione del genere servirebbe sia beccare la cronologia correttamente (Lain esce dopo Eva e Ghost in The Shell, più o meno con Cowboy Bebop. Con Neuromancer di Gibson già uscito da tempo) sia vedere quando tutto quanto è arrivato a portata delle nostre mani e menti (sì, Dynamic, MTV anime night, Napster-eMule-e-tutta-quella-roba-lì).

La parte bella è quello che la serie dice e mostra su internet... più o meno nel momento in cui iniziava ad arrivare il modem come oggetto da avere in casa. (56k, ADSL, flat con Infostrada, quelle robe lì).

Continua...

Hai tot soldi da parte e stai pensando di evitare che rendano zero. O sei al livello dopo: hai tot soldi da parte e non vuoi che vengano mangiati dall'inflazione. Quindi vuoi cercare di fare in modo che rendano qualcosa. Da dove si parte?

Tutto quello che segue non è un consiglio finanziario. Sono un po' di cose da avere presente per fare i conti davanti alle varie proposte che possono saltare fuori.

Interessi (più o meno composti) e inflazione

L'interesse composto è una delle prime cose cose che salta fuori quando si dice che “se investi il tempo lavora per te”. L'idea di base è qualcosa di prossimo alla storia dell'inventore degli scacchi che vuole un chicco di grano a raddoppiare per ogni casella della scacchiera come ricompensa per la sua invenzione. L'imperatore chiama gli sguatteri per fare i calcoli: 1 chicco per la casella 1, 2 per la 2, 4 per la 3, 8 per la 4, etc. Ti metti a sommare 1 + 2 + 4 + 8... e ti accorgi che non c'è grano a sufficienza.

Raddoppiare vuol dire fare il 100% di rendimento su una somma investita. Ogni anno. Nel magico mondo della finanza c'è chi firmerebbe subito per un 3,5% (netto).

Roviniamoci: diciamo che avete un investimento che rende il 10% l'anno. Volete sapere quanto ci vuole a raddoppiare il capitale. Ci pensate un po'. Sapete che raddoppiare vuol dire fare il 100%. Dividete 100 per il rendimento dell'investimento (10) e dite: 10 anni. Rifate il conto con 5: dite 20.

Il calcolo è corretto, ma vi state dimenticando che l'interesse deve comporre. Diciamo che abbiamo 600 soldi e vogliamo arrivare a raddoppiare (1200). Il primo anno abbiamo 600. A fine anno ci arriva il 10%: ecco i primi 60 euro. L'anno dopo sono 600 + 60. Il 10% ci porta a 66 euro. Anno 3: sono 726 all'inizio e 72,6 di interesse. Così all'anno 4 sono già 799 (0,6 arrotondato in eccesso): che rendono 79,9. Anno 5: 878. Che portano 87,8 euro di interesse. Anno 6: 965 (circa). E 96 di interesse (sempre a spanne e a mente). Anno 7: 1060. E 106 di interesse. Anno 8: 1166. E 116,6 di interesse. Sommando sforiamo alla grande il raddoppio (1200) dopo 8 anni, non c'è da aspettarne 10!

Ecco l'interesse composto.

Purtroppo funziona anche al contrario. Tipo con l'inflazione. Ogni anno l'inflazione si mangia i nostri 1000 euro e li fa scendere del – poniamo 5%. Non è che tutti gli anni paghiamo 50 euro e ci restano i mille di partenza. Il primo anno è il 5% di 1000, via 50 euro. Ne restano 950, a cui viene tolto un 5%: 47,5. Siamo a 902,5. Andando avanti con un -5% l'anno in poco i nostri 1000 euro sono diventati la metà.

Quindi qui, in un attimo, ci sono i due principali attori da tenere d'occhio: l'inflazione, che erode il valore dei nostri soldi (quelli messi da parte), e l'interesse composto che – se ci sono investimenti che finiscono in positivo – ci consentono di far pari o meglio dell'inflazione.

Tutto chiaro fin qui? In pratica: l'interesse composto è quello che nel tempo fa cambiare il valore ai capitali investiti. Funziona sia in positivo, sia in negativo. E la parte negativa – l'inflazione – funziona sempre. (Tendenzialmente non si può dire io l'inflazione non la voglio, lo spread e il debito pubblico pagatevelo voi, etc. Non potete nemmeno dire “vi pago la mia quota di debito pubblico, poi lasciatemi in pace”) Bene.

Fare il prossimo step in autonomia

Compiti a casa: – andate a recuperarvi l'inflazione di tutti gli anni da quando siete maggiorenni – non siate pigri: fatelo sia per l'Italia, sia per l'Europa, sia per qualche altro paese che vi sembra importante – ripetete l'esercizio con “da quando siete nati” – valutate l'impatto dell'inflazione sulla vostra pelle. Prendete una cifra che vi piace che rappresenta “quello che avete guadagnato” e, per ogni anno considerato, toglieteci l'inflazione.

Mentre fate queste cose potreste accorgervi di un po' di cose tipo: è più facile trovare l'inflazione per gli anni in cui c'è l'euro che non durante il boom economico. L'inflazione per l'anno in corso è una stima. A seconda dei dati usati, i numeri possono cambiare. Trovare questi dati è meno facile di quanto dovrebbe essere, vista l'importanza che hanno sulla vita di tutti. A giudicare da come sono andate le cose ultimamente, il nostro esempio di inflazione al 5% è abbastanza lontano da quello che si è visto negli ultimi anni.

Se volete raggiungere il livello super sayan: – a volte l'inflazione va in negativo, quindi diventa una cosa positiva, i prezzi scendono e i vostri soldi possono comprare di più. Andate a vedere quando è successo. E cercate di capire perché all'economia non piace – qualcuno – recentemente la Turchia – ha provato a dire “non vogliamo l'inflazione”. Non è andata a finire benissimo. – l'inflazione di solito ha incrementi molto più piccoli di quelli che iniziamo a percepire come “rincari”. Ad esempio: le bollette della luce o la benzina. Prendete qualcosa che vi interessa sul serio: i libri, il vostro piatto preferito, un gioco AAA, i pomodori, un telefono, i biglietti del treno, l'abbonamento a qualcosa. Cercate di recuperare l'ultimo aumento di prezzo. Vedete se corrisponde alla somma di tutti gli aumenti dell'inflazione (tenete presente che in quel caso l'interesse è composto). Può essere che l'aumento sia parecchio più alto della “mera” inflazione... (Gli economisti fanno cose buffe per misurare l'inflazione e hanno un po' di misure diverse per l'inflazione. Una cosa divertente da fare potrebbe essere guardare come è cambiata la composizione del “paniere ISTAT”.)

Rendimento e inflazione

Dal punto precedente sappiamo che mentre il capitale cresce con dei rendimenti – se ci sono – l'inflazione se li mangia. Quindi per fare le cose per bene, sul lungo periodo, i rendimenti dovrebbero essere più alti dell'inflazione. Fin qui nulla di nuovo (spero).

A questo punto una domanda potrebbe essere “quanto si deve fare più dell'inflazione”? La risposta, ovviamente, è “dipende” da un sacco di cose. In teoria “il più possibile”. Però non tutte le cose su cui volete investire sono uguali e non tutte hanno lo stesso rischio. (Ecco, sì, iniziamo a dire che sono tutte rischiose. Tutte. Anche quelle a capitale garantito.)

La cosa da iniziare ad avere presente è che i rendimenti – se ci sono – sono sempre relativi almeno all'inflazione. E – per iniziare a sbloccare il livello dopo – a tutti i costi che sostenete per investire. Se “investite per non perderci” o “investite per fare pari” la principale fonte che può farvi perdere è l'inflazione. E, come magari avete visto con mano cercandovi i dati dell'inflazione, l'inflazione cambia.

Supponete quindi di avere un investimento che ogni anno vi paga il 4%. Sarete abbastanza felici di quello che avete fatto quando l'inflazione stava al 2,5%: 4-2.5 fa 1,5 ecco i vostri soldi. Sarete più tristi se l'inflazione andava a troppo nel post COVID e viaggiava sopra il 7%. 4-7 fa -3%. Non vi è andata così male come chi si è preso il 7% di inflazione in faccia, però non è finita in positivo.

Da questo si scopre la domanda da fare sempre a chiunque vi proponga di gestire il vostro patrimonio. Non vi interessa solo il rendimento (se c'è stato). VI interessa al netto dell'inflazione e dei costi. (I costi sono un capitolo a parte. Spoiler: ci sono le tasse sui rendimenti, costi fissi che vuole lo stato -imposte di bollo –, costi degli strumenti che usate per investire, costi che pagate a chi vi mette a disposizione gli strumenti per investire)

Prestiti e interessi che non compongono

Ci sono svariati modi di investire. Una cosa che potete fare è comprare qualcosa e aspettare che il suo valore cambi nel tempo, sperando che aumenti. Quando vi stufate, vi servono i soldi o volete incassare vendete. Vi portate a casa tutto l'aumento del valore. Ad esempio nel caso del 10% che compone annualmente potreste aver comprato 20 quote a 30 euro (i 600 euro di prima) della SocietàCheCresceDelDieciPercentoAnnuo. Dopo 10 anni vendete tutto e incassate più di 1200 euro (esercizio extra: finite le ultime righe della tabella del rendimento composto. Mancano il nono e decimo anno).

Un altro modo per investire è prestare dei soldi a qualcuno. Vi mette d'accordo con qualcuno che gli prestate X, diciamo i soliti 600 euro. Le condizioni del prestito sono queste. Dopo tot anni, diciamo 10, vi verrano ridati i vostri soldi tutti interi (i 600 euro). In più, ogni anno, chi ha preso i soldi in prestito vi dà dei soldi – una cedola – che serve per convicervi a prestare i vostri soldi invece di investirli in SocietàCheCresceDelDieciPercentoAnnuo. O giocarceveli a pachinko. O quello che volete.

Ci sono un bel po' di considerazioni da fare. La prima è che questi interessi non compongono: ogni anno il vostro creditore vi pagherà il 10% di 600, quindi 60 soldi. Però questi 60 soldi non che arrivano il primo anno non vanno a sommarsi ai 600 per l'anno dopo. La cosa è “abbastanza” intuitiva: i 600 soldi li avete prestati. Non sono più “vostri”. Invece quando avete investito nella società voi avete comprato il vostro numero di quote. Quando la SocietàCheCresceDelDieciPercentoAnnuo fa il suo +10% voi avete sempre le stesse quote. Soltanto che valgono di più.

In entrambi i casi, quando andrete a incassare, vi toccherà tenere conto dell'inflazione. Quindi, ecco, quando prestate i 600 soldi e, dopo 10 anni, i 600 soldi vi vengono restituiti... il potere d'acquisto di quei 600 soldi si è preso in faccia 10 anni di inflazione. (Il tecnichese per queste cose è che il valore nominale è lo stesso, sono sempre 600 soldi. Però non sono “adeguati all'inflazione”. Ovviamente anche il vostro investimento nella SocietàBlaBla per quanto possa crescere sempre del 10% ogni anno si becca in faccia l'inflazione. E se un anno l'inflazione è al 15% non siete contenti che le vostre quote siano aumentate del 10%).

Quindi abbiamo scoperto qualcosa. A parità di rendimento di investimento “ti do il 10% annuo” è parecchio importante capire se l'interesse può essere composto o meno. Nel caso del prestito, sappiamo che dopo 10 anni avremo 60 soldi per 10 anni, quindi 600 soldi con cui raddoppiamo il nostro investimento di partenza. Nel caso dell'investimento con interesse composto abbiamo raddoppiato già all'ottavo anno e, se andate avanti a “far comporre” l'interesse, vi accorgete che più passa il tempo e l'interesse si mantiene costante, più l'interesse composto “pesa”. All'ottavo anno avete fatto 116 soldi di interesse. Il primo erano 60. Praticamente avete raddoppiato.

Compiti interattivi e correzioni

  • Chi ha detto che gli interessi dei prestiti non compongono? Potreste pensare di essere molto furbi e fare così. Dopo un anno prendere i 60 soldi di interesse e... li prestate a un altro. L'idea non è male ma si scontra con un problemino pratico: spesso i prestiti hanno dei lotti minimi. Mi devi prestare almeno 100, altrimenti non ti considero. Vi mette l'animo in pace e aspettate la fine del secondo anno. Avete 120 soldi delle prime due cedole. A questo punto vi scontrate con un altro problema. L'investimento va a lotti di 100, quindi vi restano comunque 20 soldi da parte. Ma, soprattutto: l'economia va a gonfie vele – non ve ne siete accorti? – e adesso il “denaro costa meno”. Che è un modo in economichese per dire che, ok, su questi 100 soldi che riesci a investire adesso non avrai più il 10%, ma il 6,5%. Quindi potete riuscire a far comporre gli interessi coi prestiti, però è tutto da vedere che i tassi restino gli stessi. Questa cosa si chiama rischio di rinvestimento ed è un problema molto borghese e forse “bello” da avere.
  • Giusto, potrebbe pure andarvi “bene”. Avete da reinvestire e i tassi del prestito sono aumentati. Per convincervi a prestarvi il vostro lotto da 100 soldi delle prime due cedole del vostro investimento vi do il 13%. A parte che se aumentano i tassi di solito vuol dire che l'inflazione è salita oltre quello che piacerebbe agli economisti – che non è mai bello –, il punto è che non potete sapere il tasso a cui piazzerete il prestito successivo. Quindi non potete sapere come comporrà il vostro interesse.
  • In realtà non è del tutto vero che “una volta prestati i vostri 600 soldi non sono più vostri”. Da qualche parte sta scritto che mi avete prestato 600 soldi al 10% di cedola per 10 anni. Potreste voler vendere a qualcuno questo contratto. Sono passati due anni, potete vendere a vostro cugino 8 anni col 10% di 600 soldi. E 600 soldi rimborsati alla fine. Ok, quanti soldi vale questo contratto? Dipende da un bel po' di cose. Se il giro di prestiti dell'anno 1 o dell'anno 2 sono aumentati un sacco – diciamo che danno il 15% – allora capitate male. Non mi compro i vostri 8 anni al 10%, vado dal tizio che vuole il prestito e mi prendo 10 anni al 15%. Però magari i tassi sono scesi perché l'economia è migliorata. Adesso mi danno il 4,5% se vado a prestare i soldi. Potrei pagare molto più di 600 euro per avere una cedola del 10%.
  • Tutto questo per correggere il tiro e dire “tendenzialmente anche quando prestate i soldi potete vendere in ogni momento”. Però in questo caso “decide il mercato”. Se vi serve un rimborso anticipato di un prestito per sistemare la lavatrice ed è il momento sbagliato potreste ritrovarvi con 520 soldi e dover ringraziare. (Vedi il 2022 con tutti che si sono fatti malissimo coi titoli di stato).

Per questo livello super sayan potete: – capire in che modo l'inflazione influenza i tassi di interesse – farvi spaventare dalla stagflazione

Rendimenti lordi e netti: i costi

L'ultimo elemento per capire se e come si può vincere la lotta contro l'inflazione è quello dei costi. Per ora i numeri erano drammaticamente elevati – un capo di stato si straccia le vesti se il pil cresce di qualcosa di più di qualche decimale – e non c'erano costi. Abbiamo usato 10% e 5% perché i conti sono più facili. E abbiamo pure detto che le società in cui potete investire vi dichiarano quanto renderanno. Nel mondo reale della finanza (quindi un ossimoro), chi promette rendimenti in doppia cifra di solito Madoff. E non va a finire bene. (Compito a casa in incognito: chi diavolo era “Bernie” Madoff?).

Il primo costo di cui parlare è la tassazione sui rendimenti. Investite e vi arrivano dei soldi. Il vostro guadagno viene tassato. Quanto? Dipende.

Per semplificarci la vita funziona così: – comprate titoli di stato o cose che sono fatte sostanzialmente da titoli di stato? Pagate il 12,5%. – tutto il resto è al 26%.

Dentro tutto il resto ci sono cose tipo: prestate i soldi alla banca, il vostro conto deposito vincolato o meno vi dà interesse, le vostre società emettono dividendi, vendete le quote di SocietàCheRendeIlDieciPercento.

Questo ha un insieme di ramificazioni notevoli: 1. Ho un titolo agevolato che rende il 4%. 4 per 0,875 fa un 3,5% netto. Quanto mi serve per avere lo stesso 3,5% netto con una tassazione del del 26%? x per 0,74 di tassazione deve fare 3,5. Quindi 3,5/0,74 = 4,729. Questo 0,729 è il 18% in più del 4%. 2. tutti i conti di prima vanno rifatti. Le cedole che arrivano sono al 10% vengono tassate ogni volta che arrivano. Sono 60 per 0,875 = 52,5. Prestando a una banca o con un conto deposito sarebbero 44,4. 3. anche la nostra situazione da “ho raddoppiato all'ottavo anno” è lorda. Se vendiamo a 1166 paghiamo il 26% su 566 di guadagno. Se ne vanno 147,16 soldi. Ne restano comunque quasi 420 che, nonostante la tassazione molto più alta, sono molto vicini a 52,5 per otto anni = 440. (Esercizio: se vendessimo allo scadere dei 10 anni sarebbe più conveniente di 10 cedole a 52,5?)

Insomma: adesso dobbiamo capire come verrà tassato l'investimento e anche quando. Per favorire l'interesse composto la tassazione va rimandata alla vendita. Però non è detto che sia sempre possibile.

(Si è aggiunta una nuova domanda: quanto dovrebbe rendere? quando viene tassato? di quanto? com'è andata l'inflazione nel frattempo?)

Ovviamente per il solo fatto che stiamo investendo ci sono delle imposte e dei costi perché non potete fare tutto da soli: – 0,2% di bollo sul capitale investito: non importa a chi prestato o cosa comprate. C'è da pagare questo due per mille. Consideratela un'altro balzello a favore dell'inflazione. – aprire un dossier titoli con un qualche intermediario (banca, broker, SIM, assicurazione) potrebbe non essere gratis. Non è detto che sia gratis un conto corrente, perché dovrebbe esserlo un conto dove sapere quali e quanti investimenti avete? – comprare gli strumenti ha un costo. Pagate per poter scrivere sul vostro conto titoli – che non è gratis – che avete comprato qualcosa. Qui le formule variano: potreste pagare 1 euro per ogni movimento o 5 o 9. O magari una cifra mensile fino a X movimenti. Però magari non pagate niente su alcuni titoli se vendete o comprate per qualche migliaia di euro. Quindi, ecco, tra vendere e comprare almeno due euro li spendete.

Altri costi e un KID per la vita

A questo punto verrebbe da dire che, basta: paghi il bollo per avere gli strumenti. Paghi l'intermediario per il servizio del conto titoli. Paghi ogni volta che aggiungi una riga al quaderno degli investimenti. Che altro ci sarà mai da pagare?

Grazie per averlo chiesto.

  • gli strumenti che comprate, a meno che non siano azioni singole (aiuto!) o titoli di stato singoli, hanno un costo. Non avete sbatta di reinvestire le cedole dei titoli di stato e trovare altri a cui prestare i soldi. C'è un fondo che si prende cura di comprare tutti i titoli di stato europei che scadono tra 5 anni. Ogni volta che scade un titolo e vi rimborsano i 600 euro, loro comprano un nuovo titolo a 5 anni. E, già che ci sono, reinvestono le vostre cedole. Fichissimo. Per fare questo vogliono lo 0,30% del valore dei titoli. Sarà tanto? Poco? Magari c'è chi lo fa allo 0,15%. Cercate e ringraziate la concorrenza! Comunque, se i titoli a 5 anni rendono il 3% lordo... tra il bollo e lo strumento ci sta lasciare uno 0,4% per strada... e ricordatevi la tassazione
  • I costi degli strumenti stanno nel KID cioè il Key Information Document. Pretendetelo per le cose su cui investite e leggetelo. Ci sono i costi. Vi interessa il TER cioè total expense ratio che sono le spese annue (ad esempio lo 0,30% dell'esempio precedente). Vi dice poi cosa c'è dentro le cose che comprate / vi vengono fatte comprare. E ci potrebbero essere delle brutte cose sul capitale garantito che magari non è così garantito o dei costi per l'uscita anticipata.
  • in tutto questo, potreste pagare delle persone e il loro tempo. Ad esempio avete 50K in banca. E pagate un consulente sorridente che 80 euro al mese. Lo vedete per due ore al mese e vi manda delle belle mail. Diciamo che vi dedicata 4 ore al mese, 20 euro di paga oraria (il netto potrebbe essere orribile). Quindi la vostra corsa contro l'inflazione parte con 960 euro di consulente, 100 euro di bollo (0,2%). Diciamo che c'è anche un 2% di inflazione (1000 euro). Per fare pari dovete portare a casa almeno 2060 netti dopo le tasse.

La domanda, a questo punto è: chi ve lo fa fare?

(Nelle prossime puntate dovrebbero esserci cose tipo: i rischi di tutte le cose, che non sono mai zero. Parmalat? la Grecia che si dimentica di rimborsarvi un prestito, la banca che chiude prima il vostro conto deposito, banche che falliscono e/o vengono acquistate, azioni che si splittano. E tante cose su quanto è più o meno razionale gestire i soldi. Magari chi gestisce i vostri soldi è di famiglia. Lo sapete che nella migliore delle ipotesi non è competitivo, nella peggiore vi sta fregando. Però non lo state pagando per aiutarvi a fare pari con l'inflazione. Lo pagate perché vi piace averci a che fare, fumare sigari e scoprire quale barca consuma di più.)

#finanzapersonale #interessi #inflazione

E adesso? Come restare aggiornati

Il modo migliore per sapere quando usciranno altri post è usare un feed RSS. Il mio è qui. Se non sapete cosa sia, guardate qua. In teoria prima o poi potrei far partire una mailing list. Però mandare le mail è seccante. Potete provare a convincermi cliccando qui.

Ci si vede nel Fediverso?

In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.

Ci sarebbe da parlare di Autistici / Inventati. Però non ho ancora finito le bestemmie e non riesco a tradurre per bene la voglia di reazione in qualcosa che possa essere scritto.

Le cose migliori che posso fare sono: 1. linkare l'hashtag di A/I su Mastodon 2. consigliarvi di leggere l'articolo sul “Server chiamato Paranoia” come breve panoramica per capire di cosa si parla. Questa la versione di SabotMedia, poi ripresa da A/I su Cavallette come repost. A proposito del discorso sulla fruibilità dei contenuti etc, sarebbe da tradurre 3. (bonus/malus): se volete date un'occhiata a cosa combinano i Devol. Tra altre cose, siamo arrivato al dire “se usate la nostra versione di quanto messo su da A/I per gestire i blog, fatevene una copia in locale perché non si sa mai che presto diventi irraggiungibile”.

Per cercare di fare qualcosa, mi sono buttato su randomdome. Che mi ha sparato questo task sul provare Playnite.

E adesso, prova sul campo di Playnite, che potrebbe inaugurare una rubrica di Problemi borghesi.

Continua...

A Napoli alla mostra su Obey c'era una scritta del tipo “se vuoi la pace, parla con i tuoi nemici”. O forse “parla con quelli che non la pensano come te”. Al netto della frase e del contemporaneo che mi fa risuonare “debate, Charlie Kirk, polarizzazione”, il punto resta.

Le cose non si sistemano senza fare qualcosa (il più delle volte). Parlarne può non essere la soluzione. Magari non serve. Tipo accumulando rabbia, frustrazione e fastidio fino ad arrivare a un momento di svolta. In cui si iniziano a sistemare le cose.

Uno dei modi in cui se ne può parlare è scrivere. E questo è uno dei motivi per cui si finisce a scrivere in italiano. Le cose qui non servono a qualche forma di comunità più ampia e anglofona ('sta storia per cui la rete parla in inglese poi andrebbe sviscerata meglio, ma per ora la prendiamo per buona).

Se devo raccontare a mio zio, a mio babbo o a un suo amico delle cose divertenti che si inventano in Europa con WeSocial, tutto il lavoro di Elena Rossini non è immediatamente fungibile. Per svariati motivi.

Il primo è la barriera linguistica. Si può aggirare la cosa traducendo. Questo però vuol dire fornire una risorsa non immediatamente utilizzabile. Se la prima regola è: 1. non aspettarti che la persona a cui dici di leggere qualcosa capirà quello che legge (prima legge dello scetticismo globale su internet, che in teoria non si applica a questo gruppo di persone). Tuttavia segue in fretta che: 2. non aspettarti che qualcuno superi in autonomia un ostacolo linguistico. Ad esempio cliccando su traduci in un qualche browser.

In effetti (2) ci fa dire “per fortuna”. Magari tradurre in automatico senza sapere quello che ci possiamo perdere in questa operazione è una cosa positiva. Comunque, ecco, girare un link a qualcosa non può essere una soluzione. Altrimenti iniziamo a parlarci tra agenti ognuno con il suo.

In più, in generale, linkare non è la soluzione. Linkare qualcosa che uno ah scritto potrebbe esserlo invece. O, meglio, forse. Almeno in questo caso la roba è tradotta e più gestibile.

In effetti, da qualche parte avevo visto un post tipo “e se venite a darmi che XYZ, sappiate che ho da parte un pacco di papers che smontano questi luoghi comuni”. La mia reazione è stata una cosa tipo “bastassero i paper per convincere le persone (o anche solo i decisori), non saremmo qui lato riscaldamento globale”. Non so tutto questo è un tentativo di alleviare questo pessimismo.

Qualcosa di connesso, anche se in effetti da qui siamo andati avanti, la federazione è stata abilitata. E passa un sacco di tempo in più a scrivere e gestire le cose self hostate.

#fediverso #self-hosting #politica

E adesso? Come restare aggiornati

Il modo migliore per sapere quando usciranno altri post è usare un feed RSS. Il mio è qui. Se non sapete cosa sia, guardate qua. In teoria prima o poi potrei far partire una mailing list. Però mandare le mail è seccante. Potete provare a convincermi cliccando qui.

Ci si vede nel Fediverso?

In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.

Obisidan è bello, ma vuoi mettere prendere e usarlo anche come modo per tracciare cosa fare? Ultimamente sto usando il terminale e ci è voluto poco a pensare:

  • posso fare uno strumento che eseguo da linea di comando in cui posso aggiungere task o farmi passare dei task da fare a caso?
  • a volte basta iniziare e una cosa del genere dovrebbe aiutarmi. Ci sono 20 minuti prima di preparar da mangiare... c'è qualcosa di facile che posso togliermi di torno? Posso scrivere qualcosa che mi aiuti con questa pigrizia?

Mi risolvo un problema da terminale

Aprire un terminale su Mac è abbastanza comodo. Uno si cerca Terminale dalle applicazioni o magari ha una scorciatoia dedicata. (Sì, lo so, vorrei vedere che ha fatto Wes con Ghosthub , non tanto per gli agenti quanto per le sessioni ssh. Ho aggiunto un task con l'applicazione che andremo a sviluppare per venirne a capo: rdone --add "test_ghosthub_and_post".)

Lavorando, facendo cose, etc capita di aver voglia di segnarsi qualcosa da fare. Magari anche piccola. Cerca questo libro, prova a fare questo, vedi com'è questo servizio. Cose che magari si fanno in un quarto d'ora, però poi spesso uno le perde per strada.

Fare un tool da riga di comando in Python è abbastanza semplice, anche se non l'ho mai fatto sul serio.

Quindi, a parte trovare qualcosa che ci fa interagire con il nostro programma usando la tastiera o il terminale, il resto del codice è abbastanza semplice. Abbiamo dei task con un titolo e quando vengono completate. E sappiamo che dobbiamo pescare dei task a caso e proporli all'utente. Sta a noi poi accettarli, rifiutarli o completarli.

Ecco randomdone o, per gli amici, rdone. Perché, ecco, da un lato ci risparmiamo di qualche carattere per invocarlo e, dall'altro, qualcosa che ti spara addosso task a caso è un po' un (me)rdone.

Cosa si impara

Visto che è un post un po' tecnico, vediamo che cosa bolle in pentola per noi. L'idea è di vedere come:

  • creare uno strumento da terminale in Python
  • vedere due o più opzioni per fare la stessa cosa, che non sono poi le stesse nel nostro contesto
  • capire come integrarsi con Obsidian (i suoi Vault son come Fallout)
  • scoprire come trasformare un robino in Python in qualcosa di eseguibile
Continua...

Nello scrivere il post sull'inflazione mi sono accorto che una cosa semplice e scontata come pubblicare un'immagine sul proprio blog poteva essere meno scontata se il blog in questione lo gestite voi dall'inizio alla fine.

Quello che segue è un racconto su: – come aggiornare la versione del proprio software (se quest'onere è in carico a voi) – come rendere caricare un'immagine dal proprio pc al proprio sito se non c'è un comodo modo per fare l'upload – come fare in modo che chi si connette a vostrosito/static/immagine_caricata_a_fatica non si becchi un 404.

A livello di strumenti, ci sarà da parlare di: – VPS: la vostra casa online, il vostro server. La macchina a cui vi connettete per tenere su il tutto. – Docker/container: la baracca si regge su Docker. Quello che vi serve – blog, database, qualsiasi cosa – sta dentro vari contenitori. Docker si occupa di creare tutte le scatole, metterci dentro quello che volete e di far parlare le cose tra di loro. Ad esempio: la scatola 1 è un blog, la scatola due un e-commerce. Entrambe hanno bisogno di sapere che esiste una scatola 7 con il database. – ngix: per gestire le immagini (questo non me lo aspettavo).

Il tutto per arrivare a poter vedere questa immagine immagine sull'inflazione di qualche post fa

Continua...

Ci sono sempre state un sacco di cose che ci interessava seguire. Basta vedere tutte le agende in stile “so many books, so little time”. O pensare a tutte le forme di accumulo (a volte nobilitate o borghesizzate come “collezionismo”) di libri, riviste, ritagli, caseautofoglidigiornale. A mettere ordine ci sono i cataloghi. O i fogli excel. O bookwyrm.

Chose you era, chose your poison.

Ovviamente, passando dai libri a contenuti che sono digitali e basta, le cose si complicano. Ci sono newsletter, creator suoi social commerciali (quel video su come fare i test in Godot, quella trascrizione di Levi Clay di Brett Garsed, etc), blog, notizie. Etc.

Una buona parte delle newsletter possono essere raccontate come “cose che la persona che scrive la newsletter seleziona o racconta per noi, magari in una maniera intrigante”. E non parliamo nemmeno di tutto il giro delle read later apps.

Qui devo solo prendere e fare un (ri)elogio dei feed RSS (RDF Site Summary, anche se Really Simple Syndacation si presta meglio a questo racconto). Guardarci un attimo dentro, vedere cosa diavolo sono e perché possono esserci utili, e scoprire un pezzettino di storia di Internet (e forse non solo, quando ci sono i morti di mezzo). Andiamo con ordine.

Continua...

Avrei voluto scrivere qualcosa su quanto sono importanti e belli i feed RSS. E raccontare due cosine sull'UE che fa cose a caso con WSocial. Invece mi tocca mettere un link a Wikipedia per gli RSS e un altro link a uno dei pezzi di Elena Rossini su(lla saga di) WSocial.

Non va così male. Wikipedia racconta delle cose che sono utili, però è difficile metterle in relazione con quello che queste cose possono fare (e hanno fatto) per noi. Credo sia sempre così quando c'è qualcosa di tecnico e “freddo”: non c'è subito una storia o qualcosa per cui appassionarsi.

I pezzi di Elene Rossini invece sono stupendi. L'unico motivo per tornarci sopra è che sono in inglese. Quindi difficilmente potete usarli coi parenti al pranzo di natale o cose simili.

Poi è arrivato questo: rivaluta.it. (In realtà qui doveva esserci un grafico)

L'inflazione ha fatto così negli ultimo 10 anni 2016 -0,1%, 2017 1,2%, 2018 1,1%, 2019 0,6%, 2020 -0,1%, 2021 1,9%, 2022 8,2%, 2023 5,6%, 2024 1,0%, 2025 1,5%.

(In realtà a essere pignoli non è ovvio andare a prendere i dati. Possiamo trovarli aggregati per mese su Trading view, vedere i prezzi al consumo per il MEF con anche la serie dell'inflazione programmata; vedere le camere di commercio varie che fanno cose riportando i dati Istat... Se uno volesse andare alla fonte? qui l'Istat ha cose sui prezzi, qui cose sull'inflazione. Però una serie storica pulita non è così immediata da recuperare

E... niente. Vedere che se ne va circa un 20% di potere d'acquisto fa una certa impressione (dipende da come va a finire questo 2026). Ed è anche istruttivo vedere come il potere d'acquisto aumenti con inflazione negativa. Quindi sì, nel 2020 arriva il COVID ma, ehi!, c'è un -0,1% che ci rende ricchi...

Alla fine nel caso del 2% siamo a circa l'82% del valore che resta stabile. Al 3% siamo al 74%. (In entrambi i casi abbiamo 0,97 (100-3) o 0,98 (100-2) alla 10a potenza.

La serie storica reale invece è 1,001* 0,988 * 0,989 * 0,994 * 1,001 ... etc.

(Vorrei metterci un'immagine, però devo capire fare. E sarebbe anche il caso di avere uno script che tira fuori la serie delle moltiplicazioni a partire da una serie Istat.)

Update: abbiamo l'immagine

Ecco la chart

#inflazione #finanzapersonale

E adesso? Come restare aggiornati

Il modo migliore per sapere quando usciranno altri post è usare un feed RSS. Il mio è qui. Se non sapete cosa sia, guardate qua. In teoria prima o poi potrei far partire una mailing list. Però mandare le mail è seccante. Potete provare a convincermi cliccando qui.

Ci si vede nel Fediverso?

In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.

Ci deve essere qualcosa negli aggettivi in formato “nome autore + isiano”. (Joyeceiano, borghesiano, kafkiano. Più in qua abbiamo un wallaceiano. Al femminile ne abbiamo? Deleddiano, woolfico. Poi ci sono la “new wave Sally Rooney” e qualcosa con la Rowling.(0)

Alcuni vanno bene per il libro di Saramago (saramagggico?).

La trama è semplicissima. Un impiegato dell'anagrafe si mette a cercare più informazioni su una persona. Ovviamente, nel farlo inizia a svarionare e fare cose che prima non avrebbe fatto. E scopre pezzi di mondo diversi.

Continua...

Cominciamo con un fun fact su titolo del libro. Pensavo si riferisse al mollare il cellulare e scansarsi da quella luce. La prima luce artificiale del mattino e l'ultima della sera, che contribuisce a tenerci svegli la sera, farci dormire male e farci partire già più stanchi in partenza di quello che ci aspetteremmo. Una cosa da qualsiasi storia di Mangiasogni. O almeno come me le ricordo un, boh, 2 o 3 anni fa. Non aveva una sua versione in PixelArt l'ultima volta che l'avevo visto. O qualcosa si simile a Contro lo smartphone (versione free) o edito da ADD .

E invece no. Il titolo è dovuto a una storia su Diogene (il filosofo greco – Diogene di Sinope), raccontata da un altro Diogene (Laerzio) nella sua opera sulla vita dei filosofi. In pratica Diogene-il-filosofo dice a Palp... Alessandro Magno di non fargli ombra e scansarsi dalla luce, dopo che l'imperatore si è offerto di realizzare ogni suo desiderio.

(Bel twist sul “ogni suo desiderio è un ordine” che diventa una cosa tipo “il mio desiderio è ordinarti di non darmi fastidio”.)

Quindi il libro è un modo per dire, cortesemente, all'impero delle piattaforme di farsi un po' più in là.

Storie connesse al libro tra 2018 e 2023, fino ad oggi

Altro fun fact. Il libro esce nel 2018, effequ lo traduce nel 2019 e poi aggiorna l'edizione nel 2023 perché il COVID ha reso ancora più attuale il tutto.

Continua...