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Libri, fediverso, musica, coding, finanza personale. E poi si vede.

A Napoli alla mostra su Obey c'era una scritta del tipo “se vuoi la pace, parla con i tuoi nemici”. O forse “parla con quelli che non la pensano come te”. Al netto della frase e del contemporaneo che mi fa risuonare “debate, Charlie Kirk, polarizzazione”, il punto resta.

Le cose non si sistemano senza fare qualcosa (il più delle volte). Parlarne può non essere la soluzione. Magari non serve. Tipo accumulando rabbia, frustrazione e fastidio fino ad arrivare a un momento di svolta. In cui si iniziano a sistemare le cose.

Uno dei modi in cui se ne può parlare è scrivere. E questo è uno dei motivi per cui si finisce a scrivere in italiano. Le cose qui non servono a qualche forma di comunità più ampia e anglofona ('sta storia per cui la rete parla in inglese poi andrebbe sviscerata meglio, ma per ora la prendiamo per buona).

Se devo raccontare a mio zio, a mio babbo o a un suo amico delle cose divertenti che si inventano in Europa con WeSocial, tutto il lavoro di Elena Rossini non è immediatamente fungibile. Per svariati motivi.

Il primo è la barriera linguistica. Si può aggirare la cosa traducendo. Questo però vuol dire fornire una risorsa non immediatamente utilizzabile. Se la prima regola è: 1. non aspettarti che la persona a cui dici di leggere qualcosa capirà quello che legge (prima legge dello scetticismo globale su internet, che in teoria non si applica a questo gruppo di persone). Tuttavia segue in fretta che: 2. non aspettarti che qualcuno superi in autonomia un ostacolo linguistico. Ad esempio cliccando su traduci in un qualche browser.

In effetti (2) ci fa dire “per fortuna”. Magari tradurre in automatico senza sapere quello che ci possiamo perdere in questa operazione è una cosa positiva. Comunque, ecco, girare un link a qualcosa non può essere una soluzione. Altrimenti iniziamo a parlarci tra agenti ognuno con il suo.

In più, in generale, linkare non è la soluzione. Linkare qualcosa che uno ah scritto potrebbe esserlo invece. O, meglio, forse. Almeno in questo caso la roba è tradotta e più gestibile.

In effetti, da qualche parte avevo visto un post tipo “e se venite a darmi che XYZ, sappiate che ho da parte un pacco di papers che smontano questi luoghi comuni”. La mia reazione è stata una cosa tipo “bastassero i paper per convincere le persone (o anche solo i decisori), non saremmo qui lato riscaldamento globale”. Non so tutto questo è un tentativo di alleviare questo pessimismo.

Qualcosa di connesso, anche se in effetti da qui siamo andati avanti, la federazione è stata abilitata. E passa un sacco di tempo in più a scrivere e gestire le cose self hostate.

#fediverso #self-hosting #politica

Ci si vede nel Fediverso?

In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.

Obisidan è bello, ma vuoi mettere prendere e usarlo anche come modo per tracciare cosa fare? Ultimamente sto usando il terminale e ci è voluto poco a pensare:

  • posso fare uno strumento che eseguo da linea di comando in cui posso aggiungere task o farmi passare dei task da fare a caso?
  • a volte basta iniziare e una cosa del genere dovrebbe aiutarmi. Ci sono 20 minuti prima di preparar da mangiare... c'è qualcosa di facile che posso togliermi di torno? Posso scrivere qualcosa che mi aiuti con questa pigrizia?

Mi risolvo un problema da terminale

Aprire un terminale su Mac è abbastanza comodo. Uno si cerca Terminale dalle applicazioni o magari ha una scorciatoia dedicata. (Sì, lo so, vorrei vedere che ha fatto Wes con Ghosthub , non tanto per gli agenti quanto per le sessioni ssh. Ho aggiunto un task con l'applicazione che andremo a sviluppare per venirne a capo: rdone --add "test_ghosthub_and_post".)

Lavorando, facendo cose, etc capita di aver voglia di segnarsi qualcosa da fare. Magari anche piccola. Cerca questo libro, prova a fare questo, vedi com'è questo servizio. Cose che magari si fanno in un quarto d'ora, però poi spesso uno le perde per strada.

Fare un tool da riga di comando in Python è abbastanza semplice, anche se non l'ho mai fatto sul serio.

Quindi, a parte trovare qualcosa che ci fa interagire con il nostro programma usando la tastiera o il terminale, il resto del codice è abbastanza semplice. Abbiamo dei task con un titolo e quando vengono completate. E sappiamo che dobbiamo pescare dei task a caso e proporli all'utente. Sta a noi poi accettarli, rifiutarli o completarli.

Ecco randomdone o, per gli amici, rdone. Perché, ecco, da un lato ci risparmiamo di qualche carattere per invocarlo e, dall'altro, qualcosa che ti spara addosso task a caso è un po' un (me)rdone.

Cosa si impara

Visto che è un post un po' tecnico, vediamo che cosa bolle in pentola per noi. L'idea è di vedere come:

  • creare uno strumento da terminale in Python
  • vedere due o più opzioni per fare la stessa cosa, che non sono poi le stesse nel nostro contesto
  • capire come integrarsi con Obsidian (i suoi Vault son come Fallout)
  • scoprire come trasformare un robino in Python in qualcosa di eseguibile
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Nello scrivere il post sull'inflazione mi sono accorto che una cosa semplice e scontata come pubblicare un'immagine sul proprio blog poteva essere meno scontata se il blog in questione lo gestite voi dall'inizio alla fine.

Quello che segue è un racconto su: – come aggiornare la versione del proprio software (se quest'onere è in carico a voi) – come rendere caricare un'immagine dal proprio pc al proprio sito se non c'è un comodo modo per fare l'upload – come fare in modo che chi si connette a vostrosito/static/immagine_caricata_a_fatica non si becchi un 404.

A livello di strumenti, ci sarà da parlare di: – VPS: la vostra casa online, il vostro server. La macchina a cui vi connettete per tenere su il tutto. – Docker/container: la baracca si regge su Docker. Quello che vi serve – blog, database, qualsiasi cosa – sta dentro vari contenitori. Docker si occupa di creare tutte le scatole, metterci dentro quello che volete e di far parlare le cose tra di loro. Ad esempio: la scatola 1 è un blog, la scatola due un e-commerce. Entrambe hanno bisogno di sapere che esiste una scatola 7 con il database. – ngix: per gestire le immagini (questo non me lo aspettavo).

Il tutto per arrivare a poter vedere questa immagine immagine sull'inflazione di qualche post fa

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Ci sono sempre state un sacco di cose che ci interessava seguire. Basta vedere tutte le agende in stile “so many books, so little time”. O pensare a tutte le forme di accumulo (a volte nobilitate o borghesizzate come “collezionismo”) di libri, riviste, ritagli, caseautofoglidigiornale. A mettere ordine ci sono i cataloghi. O i fogli excel. O bookwyrm.

Chose you era, chose your poison.

Ovviamente, passando dai libri a contenuti che sono digitali e basta, le cose si complicano. Ci sono newsletter, creator suoi social commerciali (quel video su come fare i test in Godot, quella trascrizione di Levi Clay di Brett Garsed, etc), blog, notizie. Etc.

Una buona parte delle newsletter possono essere raccontate come “cose che la persona che scrive la newsletter seleziona o racconta per noi, magari in una maniera intrigante”. E non parliamo nemmeno di tutto il giro delle read later apps.

Qui devo solo prendere e fare un (ri)elogio dei feed RSS (RDF Site Summary, anche se Really Simple Syndacation si presta meglio a questo racconto). Guardarci un attimo dentro, vedere cosa diavolo sono e perché possono esserci utili, e scoprire un pezzettino di storia di Internet (e forse non solo, quando ci sono i morti di mezzo). Andiamo con ordine.

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Avrei voluto scrivere qualcosa su quanto sono importanti e belli i feed RSS. E raccontare due cosine sull'UE che fa cose a caso con WSocial. Invece mi tocca mettere un link a Wikipedia per gli RSS e un altro link a uno dei pezzi di Elena Rossini su(lla saga di) WSocial.

Non va così male. Wikipedia racconta delle cose che sono utili, però è difficile metterle in relazione con quello che queste cose possono fare (e hanno fatto) per noi. Credo sia sempre così quando c'è qualcosa di tecnico e “freddo”: non c'è subito una storia o qualcosa per cui appassionarsi.

I pezzi di Elene Rossini invece sono stupendi. L'unico motivo per tornarci sopra è che sono in inglese. Quindi difficilmente potete usarli coi parenti al pranzo di natale o cose simili.

Poi è arrivato questo: rivaluta.it. (In realtà qui doveva esserci un grafico)

L'inflazione ha fatto così negli ultimo 10 anni 2016 -0,1%, 2017 1,2%, 2018 1,1%, 2019 0,6%, 2020 -0,1%, 2021 1,9%, 2022 8,2%, 2023 5,6%, 2024 1,0%, 2025 1,5%.

(In realtà a essere pignoli non è ovvio andare a prendere i dati. Possiamo trovarli aggregati per mese su Trading view, vedere i prezzi al consumo per il MEF con anche la serie dell'inflazione programmata; vedere le camere di commercio varie che fanno cose riportando i dati Istat... Se uno volesse andare alla fonte? qui l'Istat ha cose sui prezzi, qui cose sull'inflazione. Però una serie storica pulita non è così immediata da recuperare

E... niente. Vedere che se ne va circa un 20% di potere d'acquisto fa una certa impressione (dipende da come va a finire questo 2026). Ed è anche istruttivo vedere come il potere d'acquisto aumenti con inflazione negativa. Quindi sì, nel 2020 arriva il COVID ma, ehi!, c'è un -0,1% che ci rende ricchi...

Alla fine nel caso del 2% siamo a circa l'82% del valore che resta stabile. Al 3% siamo al 74%. (In entrambi i casi abbiamo 0,97 (100-3) o 0,98 (100-2) alla 10a potenza.

La serie storica reale invece è 1,001* 0,988 * 0,989 * 0,994 * 1,001 ... etc.

(Vorrei metterci un'immagine, però devo capire fare. E sarebbe anche il caso di avere uno script che tira fuori la serie delle moltiplicazioni a partire da una serie Istat.)

Update: abbiamo l'immagine

Ecco la chart

#inflazione #finanzapersonale

Ci si vede nel Fediverso?

In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.

Ci deve essere qualcosa negli aggettivi in formato “nome autore + isiano”. (Joyeceiano, borghesiano, kafkiano. Più in qua abbiamo un wallaceiano. Al femminile ne abbiamo? Deleddiano, woolfico. Poi ci sono la “new wave Sally Rooney” e qualcosa con la Rowling.(0)

Alcuni vanno bene per il libro di Saramago (saramagggico?).

La trama è semplicissima. Un impiegato dell'anagrafe si mette a cercare più informazioni su una persona. Ovviamente, nel farlo inizia a svarionare e fare cose che prima non avrebbe fatto. E scopre pezzi di mondo diversi.

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Cominciamo con un fun fact su titolo del libro. Pensavo si riferisse al mollare il cellulare e scansarsi da quella luce. La prima luce artificiale del mattino e l'ultima della sera, che contribuisce a tenerci svegli la sera, farci dormire male e farci partire già più stanchi in partenza di quello che ci aspetteremmo. Una cosa da qualsiasi storia di Mangiasogni. O almeno come me le ricordo un, boh, 2 o 3 anni fa. Non aveva una sua versione in PixelArt l'ultima volta che l'avevo visto. O qualcosa si simile a Contro lo smartphone (versione free) o edito da ADD .

E invece no. Il titolo è dovuto a una storia su Diogene (il filosofo greco – Diogene di Sinope), raccontata da un altro Diogene (Laerzio) nella sua opera sulla vita dei filosofi. In pratica Diogene-il-filosofo dice a Palp... Alessandro Magno di non fargli ombra e scansarsi dalla luce, dopo che l'imperatore si è offerto di realizzare ogni suo desiderio.

(Bel twist sul “ogni suo desiderio è un ordine” che diventa una cosa tipo “il mio desiderio è ordinarti di non darmi fastidio”.)

Quindi il libro è un modo per dire, cortesemente, all'impero delle piattaforme di farsi un po' più in là.

Storie connesse al libro tra 2018 e 2023, fino ad oggi

Altro fun fact. Il libro esce nel 2018, effequ lo traduce nel 2019 e poi aggiorna l'edizione nel 2023 perché il COVID ha reso ancora più attuale il tutto.

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Chissà perché mi è venuta questa fissa per le newsletter. Da un lato – pensavo – è bello, finisci direttamente dentro la mail delle persone che non devono nemmeno venirti a cercare (ma – pensavo pure questo – leggeranno? Un problema alla volta). Dall'altro, mi sembrava una qualche forma di responsabilità extra. Appunto perché finisci dentro la mail delle persone, etc. etc. etc. non è più scrivi-cose-a-caso-e-poi-sei-nel-mare-del-web.

I miei trascorsi li ho avuti, con le newsletter, prima da lettore e poi mettendomi a scrivere. L'ultima parte rilevante è successa in quella sorta di extra boost da “via da Twitter” (tipo nel 2020, sembra un altro mondo ora) e tutto quello che ne è seguito. Ma appunto, la timeline fa dei giri strani quando interseca il 2020; anche adesso che il multiverso non è più cool e la cosa più tangibile che ci è rimasta è che Facebook, Instagram e Whatsapp hanno deciso di finire sotto l'unico nome di ~Skyne..~, ehm, Meta. Appunto. (Io me lo vedo Zuck che pensa “Metaverse” – forse, “Metaversum” perché se fai il dropout ma nel giro c'è chi ha fatto “Classic” un po' don Abbondio lo sei. Poi gli torna in mente la scena di The Social Network “togli The da The Facebook” e, Sean Parker di se stesso, toglie il verse dal metaverse”. Ma basta divagare...)

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Prendere consapevolezza del proprio rapporto con tecnologia e piattaforme è altrettanto necessario quanto dover fare i conti col mondo finanziario che ci circonda. Anche questo è un percorso e i motivi possono essere i più variegati e svariati.

Una rassegna non esclusiva di alternative o motivi si trova in questi post: alternative a gmail, una puntata del substack Eleonora Caruso dedicata a salutare Gmail, Liberare il mio smartphone per liberare me stesso di Kenobit – a qualche click di distanza potete trovare il modo di leggerlo gratuitamente. Potrei andare avanti, ma succederà un'altra volta.

Visto però che, come si diceva, la cosa è un processo – ci sta che prima di droppare tutto e riaprire casa altrove vogliate fare pulizia o un backup. msgvault è un programma per fare il backup, fare pulizia e scoprire qualcosa di quello che avete fatto con Google in questi anni.

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Iniziamo a fare le recensioni dei libri(ni) e metterle sul blog. Ci sono un po' di step e cose da fare. Ad esempio: parlare dei libri di finanza personale e di questa perversione doppia (l'altra sono i libri di economia); c'è da riprendere il libro prima del buon Nick; c'è da vedere di cosa parla questo nuovo e poi da vedere se il libro scritto da un americano per gli americani – spoiler: il blog con cui Nick è diventato famoso si chiama ofdollarsanddata, esisterà un mondo oltre la FED e una bandiera oltre alle stelle e le strisce? – può far comodo dall'altra parte dell'Atlantico. In breve: sì, ma soprattutto non per i motivi e per quello che vorrebbe Nick (che non è un limite del suo libro, anzi). Se avete fretta, cercate la sezione Recap. E poi andate avanti per i puntigli/pignolazzi.

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