Scansatevi dalla luce (James Williams)
Cominciamo con un fun fact su titolo del libro. Pensavo si riferisse al mollare il cellulare e scansarsi da quella luce. La prima luce artificiale del mattino e l'ultima della sera, che contribuisce a tenerci svegli la sera, farci dormire male e farci partire già più stanchi in partenza di quello che ci aspetteremmo. Una cosa da qualsiasi storia di Mangiasogni. O almeno come me le ricordo un, boh, 2 o 3 anni fa. Non aveva una sua versione in PixelArt l'ultima volta che l'avevo visto. O qualcosa si simile a Contro lo smartphone (versione free) o edito da ADD .
E invece no. Il titolo è dovuto a una storia su Diogene (il filosofo greco – Diogene di Sinope), raccontata da un altro Diogene (Laerzio) nella sua opera sulla vita dei filosofi. In pratica Diogene-il-filosofo dice a Palp... Alessandro Magno di non fargli ombra e scansarsi dalla luce, dopo che l'imperatore si è offerto di realizzare ogni suo desiderio.
(Bel twist sul “ogni suo desiderio è un ordine” che diventa una cosa tipo “il mio desiderio è ordinarti di non darmi fastidio”.)
Quindi il libro è un modo per dire, cortesemente, all'impero delle piattaforme di farsi un po' più in là.
Storie connesse al libro tra 2018 e 2023, fino ad oggi
Altro fun fact. Il libro esce nel 2018, effequ lo traduce nel 2019 e poi aggiorna l'edizione nel 2023 perché il COVID ha reso ancora più attuale il tutto.
Il testo è il prodotto del ninedotprice. Il cosa? Esatto. A fine libro il Prof. Simon Goldhill racconta il premio. Una domanda, 3000 parole per rispondere. 100K per trasformare questa proposta in un libro tra le 25 e le 40mila parole, con supporto accademico. James Williams (spettro borgesiano del futuro di William James, citato nel libro) è il primo che vince su 700 proposte.
Vado a curiosare che altro ha prodotto il premio preso abbastanza bene. Probabilmente leggerei altre cose nello stesso formato, buone anche un 70% di questo. E... plot twist! Il Prof. Goldhill è accusato di molestie, non è più presidente. Non si sa più niente del premio e delle domande dopo l'edizione 24/25.
Altro fun fact. Williams è nato ad Abilene, in Texas. E ci racconta che il paese è talmente minuscolo che le prime edizioni di Word lo autocorreggevano. Oggi ad Abilene vogliono farci un data center (grazie Ed Zitron che mi fai scoprire queste cose).
Fun Fact: Harry G. Frankfurt col suo The Importance of What we Care about viene citato e usato come testo pratico. Volevo scrivere “come se fosse Gramsci”, ma non sono troppo sicuro di cosa voglia dire. Quindi ci riprovo. Viene usato come spunto per l'azione e modo per fare qualcosa, essere consapevoli, reagire, prendere un imperatore di turno e dirgli di farsi un po' più in là. Personalmente è strano. Con Frankfurt ho avuto a che fare professionalmente col suo lavoro sulle possibilità alternative e i controfattuali. Lì era più una questione di teorie e argomenti. L'aspetto pratico passava in secondo piano. Una cosa simile la potrei dire per Korsgaard o Nussbaum.
Yet another one: La parte due si chiama Clicks against humanity.
Altri fun facts hanno più a che fare col periodo storico del libro e in qualche modo, tutto questo ci dice che il libro un po' è invecchiato. C'era il vecchio Papa a dire che le fake news fanno male al cuore. E parlando di Andreessen (che ancora non aveva un meme-name) se ne parla solo per la storia del software che si mangia il mondo. E non per essere un bro tecnofascista.
Facebook era dannoso già nel 2013 con... le ricerche di allora. Adesso avremmo quelle su Instagram... magari quelle su FB le abbiamo skippate nel 2013 perché era presto, per dare un'altra chance a una tecnologia che cambierà il mondo. Perché eravamo pigri. Poi dopo ce ne siamo dimenticati perché “su facebook ci sono i boomer?”. O perché eravamo migrati altrove. E ancora non c'erano le prove che anche Instagram fosse dannoso. O qualcosa del genere. Quando qualcuno scriverà un qualcosa su questo grande oblio, spero di leggerlo.
C'era Weinstein e non Epstein. Non c'era TikTok. Non c'era ancora GPT e Skynet sembrava più lontana.
Ok, ma quindi? L'attenzione e la sua economia.
Il libro ci racconta l'economia dell'attenzione. In brevissimo: le piattaforme vogliono tenerci incollate allo schermo e farci usare i loro prodotti. Così loro possono fare i soldi. (James non la mette giù proprio così, soprattutto sulla parte dei soldi. La critica è molto più “perché usare una tecnologia che ci rema contro”).
Nel farlo, le piattaforme ci sono “utili” in qualche senso. Ma solo fino a un certo punto. Da un certo punto in poi – su quale sia questo certo punto, il lavoro è in corso; per romanzi che indagano anche questo citofonare Eleonora Caruso.
Verrebbe voglia di saltare il recap di questa parte perché, ecco, se non bastano il cage match, il comprarsi Venezia o Musk e Bezos che si fanno la guerra nello spazio non so cosa dire. Il problema è che nel 2018 le piattaforme non erano ancora così tanto un problema. Ok, c'era l'algoritmo. Ok, Cambridge Analytica. Ma sembrava ancora che fosse un problema degli altri, di là dall'oceano. E poi post 2020 per fortuna che erano lì a fare quello che la Nokia diceva di fare taaaaanto tempo fa, “Connecting people”. Non c'erano ancora i tech bros. O, se c'erano, si erano messi in disguise con Obama (e lo avrebbero rifatto con Biden). Twitter non era ancora X. Truth non esisteva. Magari qualcuno ha pure gioito per il deplatforming di Trump. Altre cose a caso? Probabilmente nel 2018 Substack non aveva ancora un problema coi nazi.
Pre pandemia c'era abbastanza ottimismo, tipo in Effetto serra, effetto guerra (lato clima). Quindi, ecco, può essere utile vedere come venirne fuori.
Le tre parti
Al netto di premessa e introduzione, abbiamo tre parti: Il design della distrazione, la già citata Clicks against humanity e Libertà di attenzione.
Si comincia con una sorta Huxley vs. Orwell (e casca bene perché ho da poco riletto Brave new world e sono alle prese con 1984^2). Le minacce di Huxley sono più subdole e meno evidenti della coercizione limitante del grande fratello. La distrazione di massa che si può ottenere logorando la nostra attenzione e rendendoci più stupidi in modo che alla fine siamo tutti contenti di essere quello che siano e non qualcosa di diverso. Ovviamente dopo che ci hanno tirati su in provetta o quasi per essere dove l'ingegneria sociale ha deciso che dobbiamo stare.
Distrarci fino alla fine o, magari, intrattenerci e in questo modo distoglierci da altro. (James Williams non dice niente né di Infinite Jest, da poco uscito in edizione italiana con una videocassetta in copertina – ricordiamoci che quella è una cassetta che dà dipendenza e uccide) né delle cose di Carr dove, a renderci stupidi, era Internet.) Peccato. Però aveva un limite di parole.
I temi principali del libro sono l'attenzione – “questa è l'età dell'attenzione, non dell'informazione” è una delle tesi principali del libro – e il fatto che la tecnologia deve aiutarci a soddisfare i nostri scopi e i nostri bisogno. Uno dei primi esempi è il GPS. Come tecnologia funziona se ci porta dove vogliamo. Se iniziasse a scarrozzarci sempre al centro commerciale o a farci girare in tondo, probabilmente butteremo via tutto imprecando.
Eppure, se è facile accettare questo ragionamento, è più complicato sopravvivere alla parte sull'iTrainer. L'iTrainer offre ricompense informative su richiesta ed è tremendamente bravo ad agganciarvi allo schermo. Ci sono i migliori algoritmi a farlo funzionare. Il dispositivo è bravo a distrarvi e ricompensarvi: foto di gattini, cose buffe, qualcosa di utile. Altro ancora.
La cosa inizia a pesare sulle persone, come è successo a james quando si è messo a giocare a Tetris invece di preparare gli esami. Questo Tetris variabile diventa compulsivo. Ovviamente messa così non ci piace e non vorremmo mai che iTrainer venisse messo in giro. Non lo faremo usare ai figli e vie dicendo. Eppure eccoci qui. Con un esperimento di rimodellazione sociale che – già nel 2018 quando non c'è TikTok menzionato e Facebook è il leader nei dati di traffico – sembra iniziata e inesorabile.
Insomma, i social ci fanno ombra e – se aggiorniamo alla nostra attualità, probabilmente è tutta big tech a farci ombra.
Il tema viene sviluppato abbastanza. Si riscopre Herbert Simon – che torna sempre di moda, c'è anche nel libro di Farmer Complexity Economics come l'inventore della complexity economics – che dice come nell'età dell'informazione avere più informazioni comporterà a un deterioramento dell'attenzione – e si torna a parlare di mantenere l'attenzione come miglio forma di resistenza alla censura. (Due cose più o meno divertenti: Calvino nelle interviste dice di restare svegli facendo qualcosa di scomodo o difficile che ci forzi a prestare attenzione, tipo delle divisioni. L'arma di distrazione di massa ai tempi serviva a distrarci da Weinstein. Ora abbiamo Epstein e le guerre.)
L'attenzione è nuova soglia di una nuova guerra, quella per l'attenzione. Questa guerra silenziosa è ciò che porterà a vincere le battaglie di domani – ricordiamoci che il libro è del 2018 – in cui, riprendendo Churchill, le grandi potenze saranno interessati a costruire imperi della mente. (Qui, in effetti, torna buono il finale di 1984 o la versione più pacifica di Intimità senza contatto.)
Sul versante pratico, quindi, James identifica è un nuovo livello di (auto)controllo, quello necessario per sopravvivere e resistere alle distrazioni. La libertà futura è nella mente sgombra da cose brutte altrui.
A questo punto c'è da fare uno step e guardare alla pubblicità come a qualcosa che vuole rubarsi l'attenzione (nella terza parte tornerà da capo). Ai tempi – cioè prima di internet e della sorveglianza tascabile autoimposta – la pubblicità se ne stava in un angolo, era uno spazio alieno e difficilmente misurabile. Con internet cambia tutto, la pubblicità diventa misurabile e quantificabile. Potete calcolarci il ROI. (Nel libro c'è un what if gigantesco su internet. Siamo nel 1997 e si pensa di bandire i cookies nella Internet Engineering Task Force p. 68. In realtà ci James cita questa del 2011 ma quella del 1997, citata lì dentro, è questa).
Servirebbe una tecnologia che ci aiuta e non ci sfrutta, peccato che con Hooked il marketing che si impone è quello della ricompensa variabile e dei dirty patterns. Vi ricordate i giochi Zynga su Facebook o Candy Crash? Ecco. (Già, sembra che nel 2018 il capitalismo dell'attenzione ancora non è diventato della sorveglianza). Quindi James, consapevole che tutto il design è politica (James dice persuasione) cerca di far emergere quanto è importante la nostra attenzione.
Parte 2 – Click against Humanity
Tra le idee potenti sul come funziona l'economia dell'attenzione c'è questa idea – appena accennata ma degna di esser ripensata – di vedere l'attenzione come i soldi. In pratica c'è da applicare il mantra della finanza che i soldi di ora valgono più dei soldi nel futuro (perché arriverà l'inflazione e, in termini reali, varranno di meno). Quindi l'idea è di vedere le scelte sugli oggetti di ora a cui prestare l'attenzione come discounted nel futuro. Quindi si legge ora il librodi Williams e non si gioca ad Ascension. Sviluppo il mio progetto sullo studio della chitarra invece di suonare, etc.
L'idea che l'attenzione è un tratto che rende una società sana viene difeso con cura. Si scomoda la dichiarazione dei diritti dell'uomo (p. 85) per dire che remare contro la capacità di autoderminazione dei cittadini nello scegliere a cosa prestare attenzione in realtà mina l'autorità di un governo. Picconare l'attenzione vuol dire indebolire la volontà popolare.
Williams cerca quindi di capire meglio da cosa si compone l'attenzione (e come possiamo distrarci). Per farlo – e per andare avanti con l'idea dello scansarsi dalla luce? – viene ripreso questo trittico di Pask (The Cybernetics of Human Learning and Performance). Ci sono tre “sorgenti” di luce a cui prestare attenzione. La luce del riflettore ci dice ciò che vogliamo fare; la luce delle stelle ci dice chi volgiamo essere e la luce giorno ci consente di scegliere di volere ciò che vogliamo. I capitoli dal 7 al 9 forniscono più dettagli.
Distraibilità
La distraibilità ha tante forme. Ad esempio: Perché abbiamo ceduto il nostro feed agli altri e ci facciamo ottimizzare da algoritmi che vogliono distrarci? (JW perde l'occasione di dire che potremmo averlo cronologico per default per sottrarci ai vari algoritmi e che questa è una delle cose belle di mastodon o pixelfed – soprattutto all'inizio c'è il momento in cui “è finito il social”. Però mastodon non era così cool ai tempi e probabilmente Pixelfed non era ancora uscito. Wikipedia indica natale del 2018 come prima release. In effetti anche il fediverso è diventato molto più appealing adesso.)
Il rischio di questa distrabilità su larga scala è quello di uno stato di akrasia collettiva: agiamo contro i nostri interessi, nel breve termine. Con un altro gattino o gangnam style o forse più contemporanee di brainrot. Da capo, questa è una nuova minaccia huxleyiana. E quello a cui si arriva sono le echo chambers polarizzate che conosciamo fin troppo bene. (Su questo, altro contributo interessante: i social non creano echo chambers o “stanze dell'eco”. A James la metafora non piace. L'eco si placa e finisce e si dissolve. Invece qui continuiamo a sentire le stesse cose se va bene, ad amplificarle e radicalizzarci se va male. Quindi è un feedback loop, non eco.)
Quando parliamo di distraibilità lo facciamo come una sorta di malattia. Viene paragonata all'obesità e in questo Williams dice che ci autoassolviamo paragonando il tutto a qualcosa di fin troppo in esagerato e compulsivo. “Sono nato distraibile, quindi amen”. Su questo argomento c'è ancora un segno dei tempi e un po' di americanismo. Parlando di distraibilità i cattivoni sono ovviamente i cinesi (ai tempi Putin era amico) con le loro troll farm. Trump lo avevano già eletto, però ancora 'sta roba non era venuta fuori. Zero menzioni di Cambridge Analytica o l'alt right. E anche zero note di costume nostrano su Morisi e la Bestia. (Questa cosa torna anche dopo, p. 152).
Parte 3 – libertà di attenzione
Nell'ultima parte si torna a enfatizzare il ruolo dell'attenzione e cosa fare per recuperarlo. Sembra che i social siano quasi un culto e questo, pre AI hype di adesso, è una cosa fa abbastanza impressione.
Nel 2015, ad esempio, l'Europa cerca di fare un online manifesto per proteggere l'attenzione (via Luciano Floridi). Si trova qui in open access da Springer (Più avanti a p. 173 parleremo della GDPR senza dire GDPR. Dicendo ovviamente che un sacco di cose vengono scaricate sugli utenti che devono fare gli opt out dei cookies.) Però processo è lungo e fatico. James sa che non c'è un modello di rivoluzione in 3 step (fa molto ridere quando lo leggi).
Gli spunti interessanti di questa parte sono, in ordine sparo. Un passaggio sugli ad blocker come modo per evitare distrazioni da pubblicità. E, no, non è un furto, al massimo è uscire dalla stanza in cui c'è la pubblicità (così dice Williams). C'è poi l'idea di compensare i furti di attenzione con dei crediti di attenzione (p. 175) analoghi ao quelli di carbonio con cui compensare le emissioni. Una cosa molto pre 2020. O comunque pre Trump II. Questa sarebbe una sorta di tassa sull'attenzione.
Anche questa ultima parte ha un po' di citazioni edificanti. Tipo quella di Paine (163) sul fatto che le cose orrende e indicibili se non vengono contrastate o se non si dice che fanno schifo finiscono con l'essere normalizzate. O la parafrasi di Wittgenstein con l'empatia al posto del linguaggio (169). Giuramento del designer (180).
La chiusura è ribadire il chiedersi sempre cosa ottimizzano i vampiri dell'attenzione e se questo faccia o meno i nostri interessi. Oltre al clima – nel 2018 a quanto pare parecchio difeso – c'è da difendere l'impero della mente.
Altre cose notevoli spot
Altre cose notevoli: nel libro si scopre che il pulsante dei like, in teoria, doveva essere un modo per sostenre le persone (che anime candide i designer, in effetti però è difficile chiedersi in che modo il capitalismo della sorveglianza potrebbe prendere e corromporere questa cosa che, mi sembra, è utile e fatta bene? Ai tempi poi ci mancava questa categoria. O forse c'era e potevamo arrivarci, ma non era così urgente.)
C'è anche uno streamer (102) su Twitch che muore durante una live. Proprio vibes da Infinite Jest che si intensificano.
C'è un passaggio sulla giustizia della folle e come, quando la giustizia fai da te non ci piace, la considereremo cyberbullismo. Qui ci sono un po' di cit da Lincoln, Nussbaum, Lakoff e Mueller. O Russell ci ricorda che l'ndignazione è ancora una catena (126). (Non si parla del fatto che, appena non ti considero degno, salta il requisito dell'avere diritti o dignità)
O una citazione da Furore di Steinbeck sul fatto che, a partire dalle persone che lavorano in banca, emerga un vero e proprio mostro. Arriva pure un name dropping di Marcuse via Tim Wu (p. 159).
Traduzione, typos, etc
La traduzione è figa con note belle. C'è un curatore che si sbatte per darci il contesto e integrare la bibliografia del libro con quello che c'è disponibile in italiano sul tema. Tutte cose che fanno piacere.
Ci sono un po' di typos e alcune citazioni senza la pagina, però qui non so quanto si possa fare. I dettagli dei typos sono qui
84 “questro suggerisce” 86 “molti di tipi di errori”. 113 si parla di Miranda Fisher e poi in nota c'è M. Fricker, 172 c'è “modelli. (per fare”.)”
Una cosa strana, su cui però non so quanto il curatore/traduttore potesse avere voce in capitolo, è che il titolo era Stand Out of Our Light: Freedom and Resistance in the Attention Economy. La versione italiana skippa questa cosa dell'attention economy.
Ci si vede nel Fediverso?
In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.