Tutti i nomi (Saramago) – Aka “Il signor José”
Ci deve essere qualcosa negli aggettivi in formato “nome autore + isiano”. (Joyeceiano, borghesiano, kafkiano. Più in qua abbiamo un wallaceiano. Al femminile ne abbiamo? Deleddiano, woolfico. Poi ci sono la “new wave Sally Rooney” e qualcosa con la Rowling.(0)
Alcuni vanno bene per il libro di Saramago (saramagggico?).
La trama è semplicissima. Un impiegato dell'anagrafe si mette a cercare più informazioni su una persona. Ovviamente, nel farlo inizia a svarionare e fare cose che prima non avrebbe fatto. E scopre pezzi di mondo diversi.
Ci sono un po' degli aggettivi di prima che si applicano al romanzo. L'anagrafe – che si chiama Conservatoria nel libro – ha i suoi echi borghesiani. Dentro c'è un mondo – ci sono tutti i nomi: dei vivi e dei morti. E il contesto di lavoro con la gerarchia che dal conservatore (il capo della Conservatoria) si propaga ai vice e poi agli scrittoruncoli ausiliari tipo il Signor José (yes, elemento meta di autore nel libro) è decisamente kafkiano.
E allora perché sono 250 e passa pagine per quello che sembra un raccontino? Perché c'è pure un continuo indiretto libero sui dialoghi e pensieri dal Signor José che rende il libro bello denso. I periodi sono tendenzialmente lunghini e ci guidano le maiuscole. Però non è un flusso di coscienza. O, se lo è, è un flusso di coscienza decisamente ordinato. I capitoli non hanno numero né nomi (tutti i nomi sono nel testo?). Però sono abbastanza uniformi e gestibili.
Ci sono delle cose che restano. La parte sui nomi negli archivi. Il confronto tra conservatoria e cimitero. La metafisica del dove collocare i nomi dei morti nella Conservatoria. Il pastore al cimitero. E i dialoghi col soffitto (“i molteplici occhi di Dio”). E quel molto inquietante conservatore capo.
Book Cluster
Non so se ho voglia di fare un altro giro con Cecità o L'anno della morte di Riccardo Reis. Saranno tutti saramagici come questo? Potrei.
O potrei passare a cose decisamente estreme sul versante tipografico e vedere la Storia di Matilda.
Nel cluster delle cose note, I nomi (DeLillo) e Naming and Necessity (Kripke). Per differenza sugli elementi del titolo più che sui contenuti.
Note senza link
(0) Anche se in questo caso ci sono i potteriani. Mentre JK salta fuori come secondo aggettivo dopo un altro che indica una concezione abbastanza personale dei diritti – personale nel senso che si usa una definizione tale per cui io questi diritti li ho (eccimacherebbealtro), gli altri, in particolare alcuni che spesso non partono alla pari non me, non li hanno, nondovrebberoproprioaverneperchéDioLaNaturaLaPatria... qualcosaAAAAA, dobbiamo fare finta di darglieli perché è brutto escluderli che in teoria è ancora una democrazia. Però facciamo in modo che non ce li abbiano proprio.)
Ci si vede nel Fediverso?
In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.