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    <title>anime &amp;mdash; 1110 blog</title>
    <link>https://thegui.eu/tag:anime</link>
    <description>Libri, fediverso, musica, coding, finanza personale. E poi si vede.</description>
    <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 15:22:34 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Lain e l&#39;internet che avrebbe potuto essere (again!)</title>
      <link>https://thegui.eu/lain-e-linternet-che-avrebbe-potuto-essere-again</link>
      <description>&lt;![CDATA[Che strano vedere Lain a distanza di parecchio tempo.&#xA;Da un lato, c&#39;è da rivalutare e rivedere un bel po&#39; di cose sugli anime dei tempo che furono. Prima di fare un&#39;operazione del genere servirebbe sia beccare la cronologia correttamente (Lain esce dopo Eva e Ghost in The Shell, più o meno con Cowboy Bebop. Con Neuromancer di Gibson già uscito da tempo) sia vedere quando tutto quanto è arrivato a portata delle nostre mani e menti (sì, Dynamic, MTV anime night, Napster-eMule-e-tutta-quella-roba-lì).&#xA;&#xA;La parte bella è quello che la serie dice e mostra su internet... più o meno nel momento in cui iniziava ad arrivare il modem come oggetto da avere in casa. (56k, ADSL, flat con Infostrada, quelle robe lì).&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;La serie parte &#34;facile&#34;, almeno nel quadro teorico e delle aspettative. Internet è l&#39;information highway. Quella cosa che andava così bene e piaceva a tutti, venditori, markettari, scrittori (Stephenson di Snow Crash nel 1992), startuppari vari, tutta la redazione di Wired (Negroponte, Kelly, etc etc etc), etc.&#xA;Questa cosa si schianta sia col Millenium bug - nel senso che, hey, sull&#39;autostrada potevano anche esserci informazioni bruttine - sia con il crollo delle dotcom.&#xA;Ma tutto questo è a +2 rispetto alla tempolinea di Lain.&#xA;E poi, trigger warning, la serie si apre con un suicidio. Avevo detto che era &#34;facile&#34;. &#xA;&#xA;Rispetto alla parte teorica &#34;facile&#34;, la serie fa due notevoli level up fin da quasi subito. La cosa notevole è che ora - vedi &#34;Scansatevi dalla luce&#34;, il libro di Williams sulla dipendenza dagli schermi e dai social - sembra tutto quanto &#34;facilino&#34; da prevedere. La cosa bella è che tutti i tizi di sopra - perché mi sa che erano/sono quasi tutti uomini - non è che di queste cose faciline si fossero accorti.&#xA;&#xA;Dopo molto poco ci accorgiamo che:&#xA;stare e partecipare dentro l&#39;autostrada avrà un impatto notevole sulla nostra vita quotidiana. La prima reazione è &#34;magraziearca...&#34;. La cosa notevole è che lo fa parlando di ragazzine che vanno a scuola. Non complottoni con big tech o cose sci-fi con pistoloni e armi nucleari. Vorrei dire che Gibson, che in teoria parte avvantaggiato dal &#39;84, ci ha messo un bel po&#39; per mettere una postina come protagonista del romanzo. Però ci sta che mi sbagli. Ricontrollerò.&#xA;(side note): in Lain c&#39;è praticamente whatsapp. La gente si scrive via smartphone in classe, passando dalla rete. Almeno così sembra: facile passare dagli SMS agli SMS in rete, vero. Facile anche lato tech... eppure nel mondo vero serve una qualche forma di &#34;numero G&#34; o &#34;wifi&#34; per avere la connessione per farlo funzionare.&#xA;(side note): nessuno vuole bannare i social media nelle classi giappe. E ricordiamoci che la serie si apre con un suicidio.&#xA;Il primo passo è mezzo è tematizzare quanto di noi dipende da quello che siamo online. Lain fa questa cosa in pieno periodo di tecno ottimismo. E prima che i social media fossero davvero qualcosa. A stento avevamo Amazon che ci spediva i libri - fisici!, niente Kindle - in inglese. A stento Google era qualcosa in un garage, ancora meno verbo (sia nel senso di &#34;googlare&#34; sia nel senso di &#34;setta&#34;). Probabilmente internet, ai tempi, era una questione di provider italiani. Potevi cercare di fare dei soldi prendendo un nome mitologico tipo Virgilio e curando i risultati che comparivano - se c&#39;era il pageRank, non ce l&#39;avevano tutti. Visto oggi, sembra una cosa tipo cercare di mettere su un LLM accessibile da tutti mettendo una persona sola a rispondere male un po&#39; a tutti.&#xA;Il secondo grande passo è quello di andare completamente in modalità antirealismo/super-costruttivismo. E di porre tutte le domande del caso. Se è l&#39;informazione che conta davvero e se internet è l&#39;autostrada delle informazioni... qual è la vera realtà? Quale delle due ha prevalenza? E, soprattutto, le due cose sono collegate? Si passa da una all&#39;altra? è bene passare da una all&#39;altra? E che succede se nasci di là (nell&#39;autostrada) e poi ti accorgi che si possono fare anche di qua, da noi? Lain ha una trama e delle cose che succedono per portare avanti queste domande.&#xA;(side note): vi ricordate di quando Vonnegut era su Second Life? E che c&#39;erano i Lindon dollars? Qualcuno in una redazione di un quotidiano italiano ha investito soldi e risorse per fare uscire un libro / guida su Second Life in italiano (ah, la questione della lingua.&#xA;&#xA;A naso direi che era prima del Game di Baricco. Ma forse anche dei Barbari (e di The Social Network, in cui Baricco non c&#39;entra). Era prima che Rampini da capello caricaturale di tecnoguru venisse considerato un tecnoguru.&#xA;Era un discreto mondo fa. E, cosa particolarmente strana, quando tutti hanno (ri)scoperto l&#39;euro digitale, libra o altre cose simili (pure qui tra un po&#39; saranno 10 anni e siamo già pre-pandemia) nessuno si è ricordato di queste cose qui. (Sarà perché è dal 2007 che non c&#39;è più Vonnegut padre?).&#xA;&#xA;Lain fa un sacco di cose per bene, altre forse meno. Alcune le fa molto bene per caso o almeno in modo non voluto, almeno per quanto riesco a pensare. Ad esempio: scopriamo quanto spazio e quanto tempo può costare e occupare avere le risorse fisiche per investire in computazione e accedere all&#39;autostrada delle informazioni.&#xA;In Lain non ci sono i data center. Però l&#39;impronta fisica dei computer si vede eccome (sotto forma di cavi e non di cemento, cavi che si intrecciano ai tralicci della corrente elettrica che è subito Eva vibes).&#xA;L&#39;altra cosa che Lain fa un sacco bene è riportarci a quando le cose erano diverse e, comunque, a quando più strade sembravano tutte se non ugualmente percorribili, almeno tutte quante percorribili. In tedesco esiste una parola per la nostalgia da come Internet avrebbe potuto andare. In italiano ci sono due libri di Eleonora Caruso.&#xA;E poi forse c&#39;è Internet for the People di Ben Turnoff... e Cyberia (yes, c&#39;erano già gli Easter Egg).&#xA;&#xA;#lain #internet #anime&#xA;&#xA;&lt;img src=&#34;https://analytics.thegui.eu/api/collect?payload=%7B%22website%22%3A%22111115f6-5128-422d-b6ae-6b776101b2bd%22%2C%22url%22%3A%22%2Fposts%2Fintroducing-indie-cloud%22%2C%22title%22%3A%22Introducing%20Indie%20Cloud%22%7D&amp;ts=1670000000&#34;&#xD;&#xA;style=&#34;display:none;width:1px;height:1px;&#34; alt=&#34;&#34;/  # E adesso? Come restare aggiornati&#xD;&#xA;Il modo migliore per sapere quando usciranno altri post è usare un feed RSS. Il mio è qui. Se non sapete cosa sia, guardate qua.&#xD;&#xA;In teoria prima o poi potrei far partire una mailing list. Però mandare le mail è seccante. Potete provare a convincermi cliccando qui.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ci si vede nel Fediverso?&#xD;&#xA;In attesa di capire come funzionano i commenti in Writefreely, e se val la pena aggiungerli, mi trovate qui nel fediverso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Che strano vedere <em>Lain</em> a distanza di parecchio tempo.
Da un lato, c&#39;è da rivalutare e rivedere un bel po&#39; di cose sugli anime dei tempo che furono. Prima di fare un&#39;operazione del genere servirebbe sia beccare la cronologia correttamente (<em>Lain</em> esce dopo <em>Eva</em> e <em>Ghost in The Shell</em>, più o meno con <em>Cowboy Bebop</em>. Con <em>Neuromancer</em> di Gibson già uscito da tempo) sia vedere quando tutto quanto è arrivato a portata delle nostre mani e menti (sì, Dynamic, MTV anime night, Napster-eMule-e-tutta-quella-roba-lì).</p>

<p>La parte bella è quello che la serie dice e mostra su internet... più o meno nel momento in cui iniziava ad arrivare il modem come oggetto da avere in casa. (56k, ADSL, flat con Infostrada, quelle robe lì).</p>



<p>La serie parte “facile”, almeno nel quadro teorico e delle aspettative. Internet è l&#39;<em>information highway</em>. Quella cosa che andava così bene e piaceva a tutti, venditori, markettari, scrittori (Stephenson di <em>Snow Crash</em> nel 1992), startuppari vari, tutta la redazione di <em>Wired</em> (Negroponte, Kelly, etc etc etc), etc.
Questa cosa si schianta sia col Millenium bug – nel senso che, hey, sull&#39;autostrada potevano anche esserci informazioni bruttine – sia con il crollo delle dotcom.
Ma tutto questo è a +2 rispetto alla tempolinea di Lain.
E poi, <em>trigger warning</em>, la serie si apre con un suicidio. Avevo detto che era “facile”.</p>

<p>Rispetto alla parte teorica “facile”, la serie fa due notevoli level up fin da quasi subito. La cosa notevole è che ora – <a href="https://thegui.eu/scansatevi-dalla-luce-james-williams">vedi “Scansatevi dalla luce”, il libro di Williams sulla dipendenza dagli schermi e dai social</a> – sembra tutto quanto “facilino” da prevedere. La cosa bella è che tutti i tizi di sopra – perché mi sa che erano/sono quasi tutti uomini – non è che di queste cose faciline si fossero accorti.</p>

<p>Dopo molto poco ci accorgiamo che:
– stare e partecipare dentro l&#39;autostrada avrà un impatto notevole sulla nostra vita quotidiana. La prima reazione è “magraziearca...”. La cosa notevole è che lo fa parlando di ragazzine che vanno a scuola. Non complottoni con big tech o cose sci-fi con pistoloni e armi nucleari. Vorrei dire che Gibson, che in teoria parte avvantaggiato dal &#39;84, ci ha messo un bel po&#39; per mettere una postina come protagonista del romanzo. Però ci sta che mi sbagli. Ricontrollerò.
(side note): in Lain c&#39;è praticamente whatsapp. La gente si scrive via smartphone in classe, passando dalla rete. Almeno così sembra: facile passare dagli SMS agli SMS in rete, vero. Facile anche lato tech... eppure nel mondo vero serve una qualche forma di “numero G” o “wifi” per avere la connessione per farlo funzionare.
(side note): nessuno vuole bannare i social media nelle classi giappe. E ricordiamoci che la serie si apre con un suicidio.
– Il primo passo è mezzo è tematizzare quanto di noi dipende da quello che siamo online. Lain fa questa cosa in pieno periodo di tecno ottimismo. E prima che i social media fossero davvero qualcosa. A stento avevamo Amazon che ci spediva i libri – fisici!, niente Kindle – in inglese. A stento Google era qualcosa in un garage, ancora meno verbo (sia nel senso di “googlare” sia nel senso di “setta”). Probabilmente internet, ai tempi, era una questione di provider italiani. Potevi cercare di fare dei soldi prendendo un nome mitologico tipo Virgilio e curando i risultati che comparivano – se c&#39;era il pageRank, non ce l&#39;avevano tutti. Visto oggi, sembra una cosa tipo cercare di mettere su un LLM accessibile da tutti mettendo una persona sola a rispondere male un po&#39; a tutti.
– Il secondo grande passo è quello di andare completamente in modalità antirealismo/super-costruttivismo. E di porre tutte le domande del caso. Se è l&#39;informazione che conta davvero e se internet è l&#39;autostrada delle informazioni... qual è la vera realtà? Quale delle due ha prevalenza? E, soprattutto, le due cose sono collegate? Si passa da una all&#39;altra? è bene passare da una all&#39;altra? E che succede se nasci di là (nell&#39;autostrada) e poi ti accorgi che si possono fare anche di qua, da noi? Lain ha una trama e delle cose che succedono per portare avanti queste domande.
(side note): vi ricordate di quando Vonnegut era su <em>Second Life</em>? E che c&#39;erano i Lindon dollars? Qualcuno in una redazione di un quotidiano italiano ha investito soldi e risorse per fare uscire un libro / guida su Second Life <em>in italiano</em> (ah, la <a href="https://thegui.eu/fediverso-lingua-e-scrittura">questione della lingua</a>.</p>

<p>A naso direi che era prima del <em>Game</em> di Baricco. Ma forse anche dei Barbari (e di <em>The Social Network</em>, in cui Baricco non c&#39;entra). Era prima che Rampini da capello caricaturale di tecnoguru venisse considerato un tecnoguru.
Era un discreto mondo fa. E, cosa particolarmente strana, quando tutti hanno (ri)scoperto l&#39;euro digitale, libra o altre cose simili (pure qui tra un po&#39; saranno 10 anni e siamo già pre-pandemia) nessuno si è ricordato di queste cose qui. (Sarà perché è dal 2007 che non c&#39;è più Vonnegut padre?).</p>
<ul><li>Lain fa un sacco di cose per bene, altre forse meno. Alcune le fa molto bene <em>per caso</em> o almeno in modo non voluto, almeno per quanto riesco a pensare. Ad esempio: scopriamo quanto spazio e quanto tempo può costare e occupare avere le risorse fisiche per investire in computazione e accedere all&#39;autostrada delle informazioni.</li>
<li>In Lain non ci sono i data center. Però l&#39;impronta fisica dei computer si vede eccome (sotto forma di cavi e non di cemento, cavi che si intrecciano ai tralicci della corrente elettrica che è subito Eva vibes).</li>
<li>L&#39;altra cosa che Lain fa un sacco bene è riportarci a quando le cose erano diverse e, comunque, a quando più strade sembravano tutte se non <em>ugualmente</em> percorribili, almeno tutte quante percorribili. In tedesco esiste una parola per la nostalgia da come Internet avrebbe potuto andare. In italiano ci sono due libri di Eleonora Caruso.</li>
<li>E poi forse c&#39;è Internet for the People di Ben Turnoff... e Cyberia (yes, c&#39;erano già gli Easter Egg).</li></ul>

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      <guid>https://thegui.eu/lain-e-linternet-che-avrebbe-potuto-essere-again</guid>
      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:31:24 +0000</pubDate>
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